VII Domenica Tempo Ordinario Anno A

 

VII Domenica Tempo Ordinario Anno A

 

Dal vangelo secondo Matteo

 

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste (5,38-48).


Amate i vostri nemici


«Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli». Ecco il motivo per cui Gesù ci chiede di amare anche i nemici; per essere come Lui, avere la sua stessa natura, quella di figli di Dio: “siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo” (Lv 19,2), e ancora: «Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

E’ un comandamento nuovo per il suo universalismo: non conosce restrizioni di sorta, non tiene conto di eccezioni, di confini, di razza, di religione, ma si rivolge all'uomo nell'unita e nell'uguaglianza della sua natura. E’ nuovo per la misura, per l'intensità. La misura è data dal modello stesso che ci viene presentato: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, cosi amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). Per arrivare a questo traguardo Gesù ci presenta una serie di verbi che richiedono di porre gesti anche difficili: pregate, porgete, benedite, prestate: fate per primi, ad amici e nemici. Niente di astratto e lontano. Più che precetti sono porte spalancate verso delle possibilità di vita. Segno di santità è amare in questi termini, per gli stessi scopi divini; esclusivamente disinteressati; con amore purissimo; senza ombra di compenso, anzi talvolta anche in perdita (Mt 5,46). E’ da notare che per vivere a questi livelli occorre pregare: non recita di formule ma mantenersi sempre in contatto con i sentimenti e i pensieri del Padre del cielo. Pregare è come soffiare sulla Parola che si ricorda nel cuore perché si ravvivi, illumini, riscaldi come si fa quando si soffia su una brace.

Il cammino dell’amore ai nemici parte da molto lontano. “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio…”: ed era già un progresso enorme rispetto al grido selvaggio di Lamec, figlio di Caino: «ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido» (Gen 4,23).
“Ma io vi dico se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra”, che vuol dire: sii disarmato, non incutere paura. Gesù non propone la passività morbosa del debole, ma un’iniziativa decisa e coraggiosa: riallaccia tu la relazione, fa' tu il primo passo, perdonando, ricominciando, rattoppando coraggiosamente il tessuto della vita, continuamente lacerato dalla violenza.
Voi potete, non voi dovete perché non si ama per decreto. Io ve ne darò la capacità se lo desiderate, se lo chiedete. E sento che nel dono c'è un grande profitto, che rende la vita piena, serena.
Sono due i motivi che sorreggono l’imperativo evangelico dell’amore ai nemici. Il primo è quello di mostrare quel «di più» di giustizia di cui parla Mt al v. 5,20: «se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli». L’amore al nemico è un atteggiamento che rivela la propria identità, chi si è: se pubblicani, pagani o figli di Dio. La seconda motivazione si riferisce direttamente a Dio: «affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, sui giusti e sugli ingiusti». Amare tutti è qualità divina, chi la fa propria mostra di essere veramente figlio di Dio.

Così farò sorgere un po' di sole, un po' di speranza, un po' di luce, a chi ha solo il buio davanti a sé; trasmetterò il calore della tenerezza, l'energia della solidarietà. Testimone che la giustizia è possibile, che si può credere nel sole anche quando non splende, nell'amore anche quando non si sente.
Occorre vivere del divino, farne esperienza solo così si conosce realmente Dio. Un Dio pensato, scrive Eckhart, va e viene col pensiero, è relativo solo a ciò per cui è pensato e si sostiene solo per esso. Ma se il tuo Dio non è solo pensato ma è in te nel tuo operare allora capiremo le parole di Paolo: «non sono più io che vivo è Cristo che vive in me».