XXX Domenica Tempo Ordinario Anno A

XXX Domenica Tempo Ordinario Anno A

Dal vangelo secondo Matteo

 

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (22,34-40).

 

Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso


Qual è, nella Legge, il grande comandamento? L'innato desiderio di classificazione proprio del giurista e del rabbino aveva estratto e catalogato dalla Bibbia ben 613 precetti sulla cui gerarchia di valori i circoli professionali dei dottori della legge discutevano cosi pedantemente da rasentare forme maniacali di speculazione astratta. A prima vista sembrerebbe che Gesù voglia accordarsi a questa impostazione ed offrire così la sua ipotesi enucleando due precetti primari. In realtà l'atteggiamento di Gesù è radicalmente diverso e scardina ogni forma di legalismo.

Infatti egli non vuole presentare due precetti fondamentali, ma piuttosto offrire la prospettiva di fondo con cui vivere l'intera Legge il cui fine è rendere l’uomo più simile a Dio. Nulla vi è di autenticamente umano che non trovi eco nel cuore di Dio.
Ecco la prospettiva di Gesù: Amerai.  Un verbo al futuro, non all'imperativo, perché si tratta di una azione mai conclusa. Non un obbligo, ma una necessità per vivere, come respirare. Cosa devo fare domani per essere vivo? Tu amerai. Cosa farò l'anno che verrà, e poi dopo? Tu amerai. Un verbo al futuro, perché racconta la nostra storia infinita.

L’amore dello stile cristiano di vita è ottenuto sommando due testi veterotestamentari: «Amerai il Signore tuo Dio» (Dt 6, 5) e «amerai il prossimo come te stesso» (Lv 19, 18). L'amore per Dio e quello per il prossimo sono accostati in un'ardita connessione paritetica: «il secondo è simile», cioè è un riflesso del primo; anzi autentica il primo rendendolo visibile e concreto: «Se uno dice: «Io amo Dio» e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello» (1 Gv 4,20-21). Per Cristo, dimensione verticale (Dio) e dimensione orizzontale (prossimo) sono inestricabili, si incrociano e si vivificano reciprocamente e costruiscono l'«essere» cristiano totale e genuino.

L'amore non è, come dice l'immagine plastica del verbo greco «appendere», la chiave di volta di tutta la Legge e dei Profeti (v. 40). L’essenza di tutta la rivelazione dell’AT è come appesa a questo unico chiodo portante che è l’amore di Dio e del prossimo. È l'architrave che ricapitola e sostiene tutto l'agire cristiano che, così, cessa di essere una serie di obblighi e doveri estrinseci e diventa, invece, espressione di una scelta interiore globale di vita.

Amerai il tuo prossimo come ami te stesso. Ed è quasi un terzo comandamento sempre dimenticato: ama te stesso, amati come un prodigio della mano di Dio, scintilla divina. Se non ami te stesso, non sarai capace di amare nessuno, saprai solo prendere e accumulare, fuggire o violare, senza gioia né intelligenza né stupore.