XXI Domenica Tempo Ordinario Anno A

XXI Domenica Tempo Ordinario Anno A 2020

 

Dal vangelo secondo Matteo

 

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo (16, 13-20).

Chi dite che io sia?

 


Dopo aver presentato i valori del Regno Gesù, cosciente della sua fine, vuole dare alla sua Chiesa un fondamento, un potere, una guida; sono le tre metafore del vangelo odierno: pietra, chiavi, sciogliere-legare.

Pietra: Pietro è la roccia che garantisce la stabilità della casa, basamento irremovibile sul quale far gravitare l’intera costruzione degli eletti di Dio. Chiavi: chi possiede le chiavi di una casa o di una città ne ha la custodia e la responsabilità; indicano autorità dottrinale, di governo, disciplinare. Pietro apre il passaggio verso il Regno di Dio. Legare e sciogliere: è il potere di giudicare  un determinato comportamento conforme o meno alla volontà di Dio, quale essa si era manifestata nelle Scritture.

Gesù parte con la domanda: chi dice la gente che io sia? Dicono che sei un profeta! Una creatura di fuoco e di luce come Elia o il Battista. Ma Gesù non è un uomo del passato che ritorna, fosse pure il più grande di tutti. Rispondendo con dei cliché dei profeti del passato si perde l’originalità della sua persona che invece Pietro riesce a cogliere non per qualità sue ma per un dono di Dio: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli».

E ora Gesù chiede direttamente ai suoi apostoli cosa pensano di lui: e voi chi dite che io sia? in questa domanda c’è il cuore pulsante della fede: chi sono io per te? Gesù non cerca formule o parole, cerca relazioni (chi sono io per te). Non vuole definizioni ma coinvolgimenti: che cosa ti è successo quando mi hai incontrato? La sua domanda assomiglia a quelle degli innamorati: quanto conto per te? Che importanza ho nella tua vita? Gesù non ha bisogno della risposta di Pietro per avere informazioni o conferme, per sapere se è più bravo degli altri maestri, ma per sapere se Pietro è innamorato, se gli ha aperto il cuore. Il nostro cuore può essere la culla o la tomba di Dio.

Un ultimo pensiero. Per rispondere in modo completo alla domanda di Gesù occorre accettare di far parte di quel piccolo gruppo di discepoli, che egli invita a stare con lui e seguirlo fino a Gerusalemme, fino alla croce. Qui si compirà il disegno che Dio ha preparato nei secoli e si rivelerà pienamente il suo mistero di Messia, Figlio dell’uomo e Servo di Dio. E, fatto questo passo, anche la nostra fede sarà completa.