XX Domenica Tempo Ordinario Anno A

XX Domenica Tempo Ordinario Anno A

Dal vangelo secondo Matteo


Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita (15,21-28).

Donna, grande è la tua fede


La liturgia di oggi  presenta il tema dell’universalità della salvezza. Nella prima lettura (Is 56,1.6-7) Isaia proclama solennemente: “Gli stranieri…li colmerò di gioia (56,7)”; S. Paolo dirà: ”non c’è più giudeo né greco, non c’è più schiavo né libero, non c’è più né uomo né donna” (Gal 3,28).

Nel vangelo Gesù fa emergere due valori importanti: l’interesse prioritario per il suo popolo e la disponibilità a far rifluire i doni della nuova creazione su tutti gli uomini. La precedenza di Israele è un particolare legato alla concretezza con cui Dio ha condotto il suo piano nella storia, ma l’apertura universale era intrinsecamente iscritta nella sua identità. “Io verrò a radunare tutti i popoli e tutte le lingue… Anche tra gli stranieri mi prenderò sacerdoti e leviti, dice il Signore” (66,18.21).

«Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele».  I motivi che rendono così restio Gesù ad accedere alla richiesta della donna sono di ordine teologico: la storia della salvezza implica che egli compia la sua missione presso Israele, non presso i pagani. Ma l’ascolto della sofferenza dell’altro corregge questa astratta visione teologica della storia di salvezza in una più concreta e umana prassi di salvezza delle storie.

Costitutivo dell’identità di Gesù è l’ascolto della sofferenza dell’altro. Gesù accoglie il centurione pagano che va da lui portando la sofferenza del suo servo (Mt 8,6: “Il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente”): l’universale esperienza della sofferenza è rinvio a quella fragilità dell’umano che Gesù ascolta e che lo conduce a farsi prossimo all’altro, anche se straniero.

La donna cananea è una fede insistente, coraggiosa, umile, più forte dell’apparente rifiuto. La fede deve essere nel contempo sicura e paziente. Non deve lasciarsi scoraggiare nemmeno dal silenzio di Dio: «Ma egli non le rivolse neppure una parola».

Poi sollecitato dai discepoli Gesù aggiunge: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini», e qui arriva la risposta geniale della donna: è vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. È la svolta del racconto. Questa immagine illumina Gesù. Nel regno di Dio, non ci sono figli e non figli, uomini e cani. Ma solo fame e figli da saziare, e figli sono anche quelli che pregano un altro Dio.

Donna, grande è la tua fede! Lei che non va al tempio, che non conosce la Bibbia, che prega altri dei, per Gesù è donna di grande fede. La sua grande fede sta nel credere che nel cuore di Dio non ci sono differenze che Lui prova dolore per il dolore di ogni bambino, che la sofferenza di un uomo conta più della sua religione. Lei non conosce la fede dei catechismi, ma possiede quella delle madri che soffrono. Conosce Dio dal di dentro, lo sente all'unisono con il suo cuore di madre, lo sente pulsare nel profondo delle sue piaghe: «è con il cuore che si crede», scrive Paolo (Rm 10,10).
Avvenga per te come desideri. Gesù ribalta la domanda della madre, gliela restituisce: Sei tu e il tuo desiderio che comandate. La tua fede e il tuo desiderio sono come un grembo che partorisce il miracolo.
Matura, in questo racconto, un sogno di mondo da abbracciare: la terra come un'unica grande casa, con una tavola ricca di pane e ricca di figli. E tutti, tutti sono dei nostri.