XXIII Domenica TO Anno B 2021

XXIII Domenica TO Anno B 2021

Dal Vangelo secondo Marco

 

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!» (7, 31-37).

Fa udire i sordi e fa parlare i muti


Il principio enunciato da Gesù è rivoluzionario: l’evento religioso della tua vita va spostato dal fuori al dentro: “siete anche voi così privi di intelletto, cioè legati ai vostri schemi: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione»;
Il grande pericolo, per i credenti di ogni tempo, è di vivere una religione dal «cuore lontano», fatta di pratiche esteriori, di formule recitate solo con le labbra; di compiacersi dell'incenso, della musica, della bellezza delle liturgie, ma non soccorrere gli orfani e le vedove. Il pericolo del cuore di pietra, indurito, per Dio e dai poveri è quello che Gesù più teme. «Il vero peccato per Gesù è innanzitutto il rifiuto di partecipare al dolore dell'altro», e l'ipocrisia di un rapporto solo esteriore con Dio.

Marco riprende le immagini di Isaia per esprimere l’avvento di una liberazione radicale, quella messianica. Il percorso tracciato da Marco è molto significativo: con una lunga deviazione Gesù sceglie un itinerario che congiunge città e territori estranei alla tradizione religiosa di Israele; percorre le frontiere della Galilea, alla ricerca di quella parte comune ad ogni uomo che viene prima di ogni frontiera, di ogni divisione politica, culturale, religiosa, razziale. Ci accostiamo a Dio non nell’apice della nostra perfezione, ma nelle nostre zone di infedeltà.  Da qui passa e ripassa il cammino di chi viene a salvarci.  Il luogo della fede è la nostra incredulità.

portarono un sordomuto: un uomo imprigionato nel silenzio, vita a metà, isolamento doloroso.  E Gesù Lo prese in disparte, portandolo lontano dalla folla. È la prima azione del Signore.  Come portò Israele con ali di aquila fuori dall’Egitto, così porta via ciascuno fuori dalla terra della propria schiavitù.
L’uomo, sordo per il frastuono e per la folla delle proprie occupazioni, rimane come i suoi idoli che hanno orecchi e non odono, hanno bocca e non parlano (Sal 115,5).  L’esodo e il silenzio, condizioni per l’ascolto, sono la prima tappa del cammino di fede.  L’uscita più difficile è quella dal proprio io; il silenzio più duro quello delle proprie preoccupazioni.

lontano dalla folla: in disparte, perché ora conta solo quell'uomo colpito dalla vita. Immagino Gesù e il sordomuto occhi negli occhi, che iniziano a comunicare così. E seguono dei gesti molto corporei e insieme molto delicati: Gesù pose le dita sugli orecchi del sordo. Secondo momento della comunicazione, il tocco delle dita, le mani parlano senza parole.
Poi con la saliva toccò la sua lingua. Gesto intimo, coinvolgente: ti dò qualcosa di mio, qualcosa che sta nella bocca dell'uomo insieme al respiro e alla parola, simboli dello Spirito. Vangelo di contatti, di odori, di sapori. Il contatto fisico non dispiaceva a Gesù, anzi. E i corpi diventano luogo santo di incontro con il Signore.

CONCLUSIONE: Ascoltare e parlare
“Molti cercano un orecchio disposto ad ascoltarli, e non lo trovano fra i cristiani, che parlano sempre, anche quando sarebbe il caso di ascoltare. Ma chi non sa più ascoltare il fratello, prima o poi non sarà più nemmeno capace di ascoltare Dio, e anche al cospetto di Dio non farà che parlare. Qui comincia la morte della vita spirituale, e alla fine non rimane altro che un futile chiacchierio religioso, quella degnazione pretesca, che soffoca tutto il resto sotto un cumulo di parole devote. Chi non sa ascoltare a luogo e con pazienza, non sarà neppure capace di rivolgere veramente all'altro il proprio discorso, e alla fine non si accorgerà più nemmeno di lui. Chi pensa che il proprio tempo sia troppo prezioso perché sia speso nell'ascolto degli altri, non avrà mai veramente tempo per Dio e per il fratello, ma lo riserverà solo a se stesso, per le proprie parole e i propri progetti”. (Dietrich Bonhoeffer in Resistenza e resa).

 

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