I Domenica di Avvento Anno B

I Domenica di Avvento Anno B

Dal vangelo secondo Marco

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!» (13, 33-37).

 

Fate attenzione, vegliate


Prima domenica di avvento: ricomincia il ciclo dell'anno liturgico come una scossa, un bagliore di futuro dentro il giro lento dei giorni sempre uguali. L’Avvento ci rivela il significato del tempo che intercorre tra la prima venuta di Cristo e l’ultima alla fine della vita. Un tempo da vivere nella vigilanza.

Nel brano evangelico di oggi Marco ci presenta un problema dei primi cristiani di Roma: dopo l’adesione entusiasta al Vangelo alcuni di questi convertiti, dopo la persecuzione di Nerone nell’anno 64 d. Cr., conobbero la delusione. Se Dio è «padre», se è «redentore», perché permette circostanze così dolorose e tollera figli disubbidienti? E’ l’eterna domanda della libertà umana sull’origine del male, che il profeta (prima lettura, Is 63, 16b-17.19b; 64, 2-7) non risolve; egli annuncia l’intervento di un Dio che squarcerà i cieli e compirà sulla terra prodigi e meraviglie che rimetteranno ogni cosa al suo posto castigando i nemici. Bisogna dunque affidarsi a Dio per uscire dalla sventura.

Marco invita a risvegliarsi dal torpore per essere pronti ad accogliere il Signore Gesù, perché è certo, Egli ritornerà! Per quattro volte nel brano di oggi egli comanda di vegliare. Vigilare è l’atteggiamento di chi è costantemente all’erta, in stato di servizio, come il portiere. Vigilare, in altre parole, significa: resistere al rischio dell’ottundimento dei sensi che il trascorrere del tempo può far nascere; aderire alla realtà, senza fuggire nell’immaginazione e nell’idolatria; essere responsabili verso sé stessi, le cose e le relazioni, gli altri, la propria condotta, verso Dio stesso. Vigilanza si oppone al lasciarsi andare e all’indifferenza; è fedeltà alla terra nella piena coscienza di essere alla presenza di Dio.

Nella prima lettura Isaia parla di una speranza in tempo di delusione. Una speranza che si fa invocazione: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!».  Noi sappiamo che la preghiera del profeta è già stata esaudita. I cieli si sono aperti e il Figlio di Dio è sceso fra noi. Tuttavia il cristiano attende ancora che la comunione con Dio diventi pienezza, che il pizzico di lievito si trasformi in una massa, che la verità e l’amore si facciano strada, che Colui che fu per noi crocifisso sia da tutti riconosciuto.
Questo tempo di attesa è illuminato dalla figura di Maria SS. Ella ci insegna a «saper attendere», a vivere l’Avvento nella fede, nella pazienza, nella preghiera e nella carità.