V DOMENICA DI QUARESIMA ANNO C

V DOMENICA DI QUARESIMA ANNO C

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

 

Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (8,1-11).

 

Gesù apre le porte delle nostre prigioni

Il tema saliente di questa domenica di Quaresima è l’annuncio della misericordia di Dio in Cristo Gesù che apre le porte delle nostre prigioni donandoci la libertà. Il brano evangelico presenta un tranello posto dai farisei a Gesù («Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo»), infatti essi non cercano la verità cercano soltanto un appiglio giuridico per potere eseguire la condanna a morte già decisa nei confronti di Gesù. Lo sanno amico di peccatori e pubblicani, pronto al perdono: perdonerà anche l’adultera, rifiutandosi di applicare la legge di Mosè (Lev 20,10; Dt 22,22)?

Al centro del gruppo, quasi fosse il personaggio principale sta una donna colta in adulterio. Ci aspetteremo un discorso sul peccato, sulla sua gravità e sulla conversione. E invece la scena è tutta diversa. Gesù non risponde subito all’incalzare delle richieste dei farisei, funzionari del sacro, diventati fondamentalisti di un Dio terribilmente sbagliato.

«Maestro, secondo te, è giusto uccidere?». «Chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra contro di lei». Gesù butta all’aria tutto il vecchio ordinamento legale con una battuta sola, con parole definitive e così vere che nessuno può ribattere. La scena cambia improvvisamente: se ne vanno tutti, cominciando dagli anziani. È calato il silenzio, Gesù rimane solo con la donna e si alza, con un gesto bellissimo! Si alza come ci si alza davanti ad una persona attesa e importante, con tutto il rispetto dovuto, si alza per esserle più vicino, nella prossimità, occhi negli occhi e le parla.

Nessuno le aveva parlato prima. Lei e la sua storia, lei e il suo intimo tormento non interessavano. E la chiama Donna con il nome che ha usato per sua Madre. Non è più l'adultera è la donna. Gesù adesso si immerge nell'unicità di quella persona, nell'intimo di quell'anima. Ed è soltanto così che anche noi possiamo trovare l'equilibrio tra la regola e la compassione. Immergendoci nella concretezza di un volto e di una storia, non in un'idea o una norma. Imparando dall'intimità e dalla fragilità, maestre di umanità.
 
«Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata Neanch'io ti condanno».
Gesù rivolge alla donna una domanda, ma non per interrogarla bensì per perdonarla. Dove sono quelli che sanno solo lapidare e seppellire di pietre? Non qui devono stare. Il Signore non sopporta gli ipocriti, quelli delle maschere, del cuore doppio, i commedianti della fede; e poi accusatori e giudici. Vuole che scompaiano. Come sono scomparsi quel giorno, così devono scomparire dal cerchio dei suoi amici, dai cortili dei templi, dalle navate delle chiese, dalle stanze del potere. Si noti: prima il perdono («Neanch'io ti condanno»), e dopo, ma solo dopo, l’invito alla conversione «va’ e d’ora in poi non peccare più»; risuonano le sei parole che bastano a cambiare una vita! Gli altri uccidono, coprono di pietre, lui indica passi,  insegna sentieri. Gesù adesso scrive non più per terra ma nel cuore di quella donna e la parola che scrive è futuro.


A questo punto siamo in grado di capire che al centro dell’episodio non sta il peccato ma il comportamento di Dio verso il peccatore. E la donna di colpo appartiene al suo futuro, alle persone che amerà, ai sogni che farà. Il perdono di Dio è un atto creativo: non è un colpo di spugna sugli errori del passato, ma è di più, un colpo d'ala verso il domani, un colpo di vento nelle vele della mia barca.

Va e d'ora in poi non peccare più: ciò che sta dietro non importa più. Il bene possibile di domani conta più del male di ieri. Tante persone vivono in un ergastolo interiore, schiacciate da sensi di colpa per errori passati. Gesù apre le porte delle nostre prigioni, smonta i patiboli su cui trasciniamo noi stessi e gli altri. Lui sa bene che solo uomini e donne liberati e perdonati possono seminare libertà e pace.  Dice a quella donna: Esci dal tuo passato. Tu non sei l'adultera di questa notte, ma la donna capace ancora di amare, di amare bene. E di conoscere più a fondo di tutti il cuore di Dio.

Il brano raccontato oggi, un vero capolavoro narrativo umano e teologico, è la celebrazione di un perdono e di una liberazione totale che, più di ogni rigida giustizia, è la radice di un vero «non peccare più».  Chi ha riacquistato la sua dignità di persona, difficilmente tradirà ancora votandosi ad un suicidio psicologico; invece amerà di nuovo ma donando libertà non schiavitù di istinti.