XVII Domenica Tempo Ordinario Anno A

XVII Domenica Tempo Ordinario Anno A

Dal vangelo secondo Matteo

 

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (13,44-52).

Il regno di Dio è un tesoro

 

Esiste uno stridente contrasto tra la ricchezza dell’insegnamento biblico sul «regno» e la povertà dell’idea che se ne formano i cristiani. L’immagine di regno non richiama quasi più nulla alle nostre menti. Eppure il regno costituisce l’oggetto primario della predicazione neotestamentaria. Giovanni Battista e Gesù iniziano la loro predicazione con l’annuncio di gioia: « Il regno di Dio è vicino ». La Buona Novella proclamata da Gesù è, in definitiva, la venuta del regno. Che cosa ci vuol dire Gesù?

Primo, che la lunga attesa è ormai compiuta; secondo, vuol correggere tutta una mentalità che si era sedimentata per secoli nella coscienza di Israele: il regno di Dio non consiste nella restaurazione della monarchia davidica, né in una rivalsa di tipo nazionalistico.
Il vangelo di oggi nelle prime due parabole, osa presentare tesori che Dio annuncia a noi, anche in giorni disillusi e scontenti come i nostri. E’ un annuncio di gioia che ci giunge attraverso le parole del Siracide: «Figlio, per quanto ti è possibile, trattati bene... Non privarti di un solo giorno felice (Sir 14,11.14).
Dove si trova il posto di questa gioia? il vangelo ne possiede la mappa.

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo… è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Da notare: le due parabole mettono in scena due figure diverse, un bracciante agricolo e un ricco mercante, ma questi due personaggi non sono i veri protagonisti della scena. I veri protagonisti sono il tesoro nascosto sotto terra e la perla che si impadroniscono dei due uomini, affascinandoli, ed essi afferrati dal tesoro in cui si imbattono decidono (de-caedere: tagliare via) di abbandonare tutto pur di averlo.

“Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi”.
Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi; qui purtroppo la traduzione “cattivi” induce a pensare “cattivo” alla maniera di un giudizio morale, cioè: chi non è conforme alle regole viene eliminato; invece il termine greco adoperato dall'evangelista significa “marcio”. Il pescatore butta via i marci; non è un giudizio, è una constatazione: quelli che possono portare vita e quelli che invece sono marci. Quelli che scelgono la vita sono pieni di salute, quelli che scelgono la morte, sono pieni di morte, quindi sono inutili.
Quindi quelli che scelgono l'amore, la condivisione, la generosità, il perdono, scelgono il regno di Dio che Gesù è venuto ad inaugurare, sono pieni di vita e la comunicano; quelli che invece scelgono l'egoismo, l'avidità, il potere, sono pieni di morte. Importante è notare che non c'è un giudizio da parte di Dio, ma semplicemente una constatazione tra chi è pieno di vita perché ha scelto il bene e chi, invece, è già nella putrefazione della morte perché ha scelto la via del male: “dove sarà pianto e stridore di denti”, immagine biblica che indica il fallimento nella vita.

Il Vangelo mi incalza: ma Dio per me è un tesoro o soltanto un dovere, una fatica? È una perla della mia vita o solo un obbligo?