VIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO ANNO C

VIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO ANNO C

Dal vangelo secondo Luca

 

Poi disse loro anche una parabola: «Può un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più grande del maestro; ma ogni discepolo ben preparato sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo? Come puoi dire a tuo fratello: "Fratello, lascia che io tolga la pagliuzza che hai nell'occhio", mentre tu stesso non vedi la trave che è nell'occhio tuo? Ipocrita, togli prima dall'occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello. Non c'è infatti albero buono che faccia frutto cattivo, né vi è albero cattivo che faccia frutto buono; perché ogni albero si riconosce dal proprio frutto; infatti non si colgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva dai rovi. L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore tira fuori il bene, e l'uomo malvagio dal malvagio tesoro del suo cuore tira fuori il male; perché dall'abbondanza del cuore parla la sua bocca (6,39-45).

Il vero discepolo


Il Vangelo di oggi è la continuazione del “Discorso della pianura” di Luca, una pagina tutta dominata dal tema dell'amore e della misericordia che la liturgia sintetizza in pillole, una per ogni domenica. Complimento ai suoi discepoli: Beati voi… Domenica sorsa: Siate misericordiosi… chi arriva ad amare così è un uomo perfetto. Ecco il nuovo volto di Dio non quello presentato dalla religione del tempio al tempo di Gesù. 
Il vangelo di questa domenica parla di «parabola», ma si tratta in realtà di tre semplici avvisi che possono aiutarci a capire chi è il vero discepolo.

Primo avviso: se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadono in un fosso. Essere guide cieche è un rischio reale. L’uomo per essere guida di un altro deve avere in sé una luce e una ricchezza, altrimenti è destinato ad essere causa di rovina non solo per sé ma anche per altri (cfr. Mt 15; Gv 9). É ciò che il Siracide, il sapiente della prima lettura (Sir 27,4-7), esprime con alcuni folgoranti assiomi. La cecità di un uomo si dirada attraverso la riflessione proprio come il vaglio svela pula e grano: «quando un uomo riflette, gli appaiono i suoi difetti» (v. 4). Il vero valore d’una persona si scopre solo attraverso un’analisi del suo linguaggio, cioè delle sue espressioni sociali: «Non lodare un uomo prima che abbia parlato» (v. 7). È «la parola, infatti, che rivela il sentimento dell’uomo» (v. 6). In conclusione possiamo dire che il primo principio enunciato da Gesù è un invito a scoprire le cecità che sono in noi e fuori di noi, mettendo in luce la realtà delle cose, spoglie da ogni accomodamento e da ogni incrostazione difensiva. « E` in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce» (Sal. 36,10).

Secondo avviso: la pagliuzza e la trave. Questa breve parabola parla del vizio particolarmente diffuso di censurare gli altri, una debolezza che si connota con l’ipocrisia. Nella Grecia classica, l'ipocrita era l'attore di teatro, il quale saliva sul palcoscenico per recitare una parte e, al termine, ne smetteva i panni, per rivestire i suoi e tornare ad essere se stesso. Contro gli ipocriti, che prima o poi si rivelano per quello che sono, viene spontanea l'apostrofe: “Senti chi parla! da che pulpito viene la predica!”. 
Dunque l'ipocrisia: persone che pettegolano e sparlano degli altri. “Non sparlate gli uni degli altri, fratelli. Chi sparla del fratello o giudica il fratello, parla contro la legge e giudica la legge… ma chi sei tu che ti fai giudice del tuo prossimo?” (Giac 4,11-12), ebbene queste persone, che si scandalizzano se sentono una parolaccia, ritengono giusto e doveroso criticare gli altri e la loro morale! Gesù dice che Dio non vuole essere rappresentato da questi attori di giustizia, perché lui non è e non agisce così.

Di chi mi posso fidare come guida? Terzo avviso: l'albero buono e l’albero cattivo. Il vero problema è di mutare l'interno, il proprio cuore, il nocciolo della personalità, la sorgente che colora di sé pensieri, atteggiamenti e azioni e da cui poi escono sentimenti e giudizi. L’induista parla ed agisce in riferimento al suo mondo induista; il pagano parla ed agisce in riferimento al suo mondo pagano; il cristiano deve essere affondare le ssue radici nella parola di Dio non sui criteri di questo mondo. Non si raccoglie fichi dalle spine nè uva da un rovo. In sintesi Gesù ci pone questa domanda: cosa c’è nello scrigno del tuo cuore: il vangelo o la sapienza di questo mondo?