VII Domenica – Ascensione del Signore


VII Domenica – Ascensione del Signore Anno A

Dal vangelo secondo Matteo

 

Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (28,16-20).

 

Io sono con voi tutti i giorni


L'ultimo appuntamento di Gesù ai suoi è su di un monte in Galilea, la regione dove tutto ha avuto inizio. I monti sono come indici puntati verso l'infinito, la terra che si addentra nel cielo, sgabello per i piedi di Dio, dimora della rivelazione della luce: sui monti si posa infatti il primo raggio di sole e vi indugia l'ultimo. 
«Quando lo videro, si prostrarono. Alcuni però dubitavano»: tra il gesto di prostrarsi per adorare e il loro vissuto interiore (dubitavano) si nota un contrasto, non c’è corrispondenza. Qui, la comunità di Matteo che si sta ponendo delle domande: cosa significa esattamente credere che Gesù è risorto? Non essere mai sfiorati dal dubbio? Ma il credente, è sempre colto da paura e dubbio, come Pietro, quando va incontro al Signore, camminando e sta per affogare e grida: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?», (cf. 14,31). E’ la poca fede chiamata a diventare la grande fede. È necessario che i dubbi escano. Una fede che non li conosce, forse semplicemente li evita per mancanza di fede!
Gesù lascia la terra con un bilancio deficitario: gli sono rimasti soltanto undici uomini impauriti e confusi, e un piccolo nucleo di donne tenaci e coraggiose. Lo hanno seguito per tre anni sulle strade di Palestina, non hanno capito molto ma lo hanno amato molto, e sono venuti tutti all'appuntamento sull'ultima montagna. E questa è la sola garanzia di cui Gesù ha bisogno. Ora può tornare al Padre, rassicurato di essere amato, anche se non del tutto capito, e sa che nessuno di loro lo dimenticherà. Gesù compie un atto di enorme: illogica fiducia in uomini che dubitano ancora, ma non rimane con loro a spiegare e a rispiegare. 

«A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque...»: c'è un passaggio sorprendente in queste parole di Gesù. Gesù non dice: ho il potere e dunque faccio questo e quest'altro. Ma dice: io ho ogni potere e dunque voi fate. Quel dunque è bellissimo anche se illogico: per Gesù è ovvio che ogni cosa sua sia nostra. Tutto: la sua vita, la sua morte, la sua forza è per noi!  

«Mi è stato dato ogni potere»: è quello di perdonare, di vincere il male. Lo ha mostrato, con potenza e gloria grande, sulla croce! E’ il potere dell’amore che ti allarga gli orizzonti. E se dicessi anch'io ogni tanto frasi illogiche, come quel «dunque», perché scritte secondo la sintassi stramba dell'amore? Se dicessi: questo mese ho guadagnato di più, dunque Francesca potrà pagarsi il ticket per l’esame agli occhi. E ancora: oggi ho del tempo libero, dunque vado a trovare Giulio il vicino di casa che è solo in ospedale… Allora capisco dove si trova il regno di Dio: là, dove la gente parla la lingua sgrammaticata dell'amore. 
«Andate e fate discepoli tutti i popoli». Terminata la sua missione, quelli che l’hanno accolto cominciano il loro cammino. È lo stesso Figlio che testimonia l’amore del Padre ai fratelli che ancora non lo conoscono. E ciò che il Nazareno ha offerto alla sua gente, i discepoli lo offrono a tutti i popoli. Chi, in lui, ha scoperto il proprio nome di figlio, lo realizza, come lui, andando verso i fratelli, fino a che il nome del Padre dei cieli sia santificato su tutta la terra. Fare discepoli con quale scopo? Un arruolamento di devoti tra le loro fila? No, è un contagio, un'epidemia d'amore sparsa sulla terra. Andate, profumate di cielo la vita degli uomini che incontrate, insegnate loro il mestiere del vivere, così come l’avete visto fare da me. In quell’«andate» c’è una missione. Non si annuncia Gesù a nome proprio ma soltanto «tutto ciò che egli ha comandato». Il discepolo deve annunciare nella più assoluta fedeltà e il suo annuncio deve nascere da un ascolto.

Le parole finali di Gesù nel vangelo di oggi, indicano il significato ultimo di cosa indica la festa dell'ascensione: non un salire in cielo come si sale una scala; non un andare lontano, come nelle nostre rappresentazioni spaziali. «Io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo».  L’Ascensione di Cristo descritta nella luce di quanto raccontato nella prima lettura (At 1,1-11) è una nuova grande dichiarazione di fede nel Cristo risorto. La simbolica dell'ascensione non dobbiamo, quindi, legarla agli schemi spaziali, stratosferici che ne costituiscono l'involucro, ma coglierla nel suo valore di inserzione nella sfera della divinità, di trascendenza, di incontro con l'eterno. Egli non è più presente in mezzo a noi attraverso un dato fisico, il suo corpo, ma è egualmente presente in mezzo a noi con la forza vivificante di Dio.