XXXIV Domenica Anno C

XXXIV Domenica Anno C

Dal vangelo secondo Luca

«Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso» (23,35-43).





 

L'amore regna-sull'odio

Gesù è un Re condannato innocente. Agli occhi degli uomini la sua sembra una regalità da burla: gli uomini sono abituati a ben altri re, a ben altre manifestazioni di regalità! Questa differenza Gesù l’aveva già fatta capire in precedenza: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così…Io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22,25-27). C’è dunque una radicale differenza fra la regalità del mondo e la regalità di Gesù che è affermata con chiarezza in un quadro di incomprensione, di rifiuto. Fuori dal contesto della passione non si può capire la vera natura della regalità di Cristo.

Si pensi all’entrata di Gesù a Gerusalemme, all’interrogatorio di fronte al Sinedrio, alle accuse al processo di fronte a Pilato, al momento della crocifissione. Si noti pure l’insistenza su quel «salvare se stesso»: è la sfida, alta e definitiva, su quale Messia essere; ancora più insidiosa, ora che si aggiungono sconfitta, vergogna, strazio. Se sei il re, usa la forza! Mettere in salvo la propria vita usando la potenza, lo spettacolare, è la grande tentazione, a cui Gesù si è stato sottoposto già durante le tentazioni iniziali del suo ministero (cf. Lc 4,1-13).

Nel vangelo di oggi, la provocazione di salvarsi gliela lanciano i capi del popolo: «ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto» (v. 35), la ripetono i soldati (v. 37) e la riafferma il condannato (v. 39). “Salvi se stesso” è il ritornello ripetuto sul Golgota. Fino all’ultimo Gesù deve scegliere quale volto di Dio incarnare: quello di un messia di potere secondo le attese di Israele, o quello di un re che sta in mezzo ai suoi come colui che serve; se il messia dei miracoli e della onnipotenza, o quello della tenerezza mite e indomita.

Salvare la propria vita rappresenta la suprema aspirazione dell’uomo che, mosso dalla paura della morte, cerca di salvarsi da essa a tutti i costi, instaurando la strategia dell’avere, del potere e dell’apparire. Ma proprio quest’ansia di vita genera l’egoismo, vera morte dell’uomo come figlio di Dio.  Da qui poi nasce ogni altro male e falso modo di intendere la vita e la morte. Gesù non ci libera dalla morte, ma dalla paura di essa, che ci avvelena tutta la vita.  Infatti “il pungiglione della morte è il peccato” (1Cor 15,56). “Il” peccato è sostanzialmente quella menzogna che ci ha tolto la conoscenza di Dio come amore, e ci impedisce di accettare di essere da lui e per lui. 

«Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Ad un certo momento ecco che un bandito, crocifisso a lato di Gesù, apre gli occhi stupito: chi è quest’uomo capace di morire così? E Gesù non solo si ricorda, fa molto di più: lo porta con sé, se lo carica sulle spalle, come fa il pastore con la pecora perduta, lo riporta a casa: sarai con me! Perché il primo dovere di chi ama è di essere con l'amato. Per il credente questo è il momento della gloria. La misericordia si manifesta più forte dell’odio. Incomincia il Regno di Gesù. Se il primo che entra in paradiso è quest'uomo dalla vita sbagliata, allora non c'è nulla e nessuno di definitivamente perduto, nessuno è senza speranza. Le braccia del re-crocifisso resteranno spalancate per sempre, per tutti quelli che riconoscono Gesù come compagno d'amore e di pena, qualunque sia il loro passato: è questa la Buona Notizia di Gesù Cristo.



 

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