Battesimo di Gesù Anno A

Battesimo di Gesù Anno A

Dal Vangelo secondo Matteo

 

Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (3,13-17).

La missione universale di Gesù


Il gesto di Gesù che si sottomette assieme a tutto il popolo al battesimo di Giovanni «in remissione dei peccati» esprime, anzitutto, un atteggiamento di profonda solidarietà di Gesù con il suo popolo. Non prende le distanze dagli uomini peccatori, ma prende sulle sue spalle i loro peccati. Questa logica di solidarietà e sostituzione guida tutta la vita di Gesù e raggiunge il suo culmine sulla Croce.

Tale logica sottolinea molto bene che il battesimo, quello di Gesù e il nostro, include una missione. Una missione da svolgersi, come dice il profeta, nella fermezza («Proclamerà il diritto con fermezza») e, insieme nella dolcezza del dialogo: «Non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta». Una missione che non percorre le vie del frastuono, ma dell'umiltà: «Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce». Una missione che dà speranza e salvezza agli infelici: «Perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri». Una missione, infine, universale: i suoi confini sono la «terra», «le nazioni», «le isole lontane». Una missione,  in altre parole, che è quella di consegnare al mondo l’amore del Padre attraverso le sue parole e le sue opere.

«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento», risuona nell’anima di ogni uomo che viene battezzato, è una voce che grida la gioia di Dio: stare con te mi riempie di gioia. Dio genera figli secondo la propria specie e noi tutti abbiamo il cromosoma del genitore nelle nostre cellule, il Dna divino in noi.
Ma quale gioia, quale soddisfazione può venire al Padre da questo stoppino fumigante, da questa canna fragile, che sono io, sempre sul punto di rompersi? La risposta la trovo nella Bibbia: «la sua delizia è stare con i figli dell'uomo» (Prov 8,31), quindi stare anche con me.

Può nascere in noi una domanda: ma è davvero necessario il Battesimo per vivere da cristiani e seguire Gesù? Il battesimo è come l’interruttore della luce. Se in un ambiente buio tu lo schiacci, tutto si illumina, e gli oggetti che prima ti erano sconosciuti o ti apparivano come delle sagome, ora li puoi vedere in tutta la loro chiarezza e capirne il loro valore.

“Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6,4).

Quale novità dunque porta nella mia vita il battesimo? Il «camminare in una vita nuova», ma come esorta S. Paolo, suppone che all’evento battesimo ci sia la risposta dell’amore. Il battezzato, come il Cristo deve essere mosso dallo Spirito per sanare tutti coloro che sono sotto il potere del male. Ascoltiamo ancora quanto il Signore dice oggi nella prima lettura: «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre» (Is 42,6-7).
La solidarietà con chi si trova nel bisogno è la nuova carta di identità del cristiano.