XIII Domenica Tempo Ordinario Anno A

Dal vangelo secondo Matteo

 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa» (10,37-42). 

La via del dono di sè


Il passo evangelico presentato in questa domenica è la conclusione del grande discorso missionario di Matteo. «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto ». Queste ultime parole, però, non sono più rivolte ai missionari, ma a coloro che li accolgono. Accogliere loro è come accogliere Gesù stesso. Di più: è come accogliere il Padre. Nel concetto di accoglienza c’è in primo piano l’aspetto dell’ascolto, di accettazione del messaggio che i missionari portano. Ma accogliere i profeti è difficile perché svelano i nostri falsi pacifismi, non tollerano i nostri compromessi; il profeta su questo campo è inflessibile.

L'accoglienza tuttavia ha anche un secondo significato: «Chi avrà dato da bere anche solo un bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli...»: quello dei piccoli è un tema di primaria importanza tanto da farne la chiave della grande parabola del giudizio (Mt 25,31-46). Il dare tutta la vita o anche solo una piccola cosa, la croce e il bicchiere d'acqua, sono i due estremi di uno stesso movimento: amare. Nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con il verbo dare: «Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio». Non c'è amore più grande che dare la vita! Un bicchiere d'acqua, dice Gesù, un gesto così piccolo che anche l'ultimo di noi, anche il più povero può permettersi. 

«Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me». Per tre volte rimbalza dal brano di oggi questa affermazione dura del Vangelo. Ma chi è degno del Signore? Nessuno, perché il suo è amore incondizionato, amore che anticipa, senza clausole. Un amore così non si merita, si accoglie.  L’attaccamento a Gesù deve superare ogni altro legame. Il primato di Gesù non va solo affermato e riconosciuto a parole, ma concretamente nella sequela. La via della Croce è un modo nuovo di vedere le cose e di agire, di valutare e di scegliere: la via della Croce è la via del dono di sé, della solidarietà, della rinuncia a fare della propria persona il centro attorno a cui tutto deve ruotare. Ma nessuna paura: questa logica, così diversa da quella abituale, non e generatrice di morte, ma di vita: «Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà».
 
E’ tuttavia un gesto non banale, un gesto vivo, significato da quell'aggettivo che Gesù aggiunge, così evangelico e fragrante: acqua fresca. Dare la vita, dare un bicchiere d'acqua fresca, ecco la stupenda pedagogia di Cristo. Un bicchiere d'acqua fresca se dato con tutto il cuore ha dentro l’amore.