XXII Domenica Tempo Ordinario Anno A

XXII Domenica Tempo Ordinario Anno A 2020

 

Dal vangelo secondo Matteo


 

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni» (16, 21-27).


La via della croce

Nella prima lettura l’obbedienza alla Parola di Dio conduce il profeta Geremia a denunciare le ingiustizie e le violenze che si commettono all’interno del popolo e a incontrare così opposizione, emarginazione, derisione da parte di coloro a cui profetizza. L’esperienza spirituale di Geremia, dopo l’entusiasmo dell’adesione al Signore, («Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché io portavo il tuo nome, Signore, Dio degli eserciti») (15.16),  è divenuta esperienza di amarezza e di sofferenza. Geremia vorrebbe sottrarsi all’ingrato compito: «Mi dicevo: «Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome!», ma la parola di Dio gli brucia dentro con tale urgenza che non può contenerla. La sua anima è terreno di battaglia dove si scontrano potenze difficilmente conciliabili fra loro: Dio, il mondo, la ricerca di se stesso. Al profeta non rimane che una possibilità: lasciarsi sedurre dal suo Signore.

Il vangelo ci presenta una situazione simile a quella di Geremia, dove Gesù, fedele alla sua missione di Figlio, prevede la sua prossima fine. E’ sintomatico come reagisce Pietro a questa rivelazione di Gesù. Pietro che, ammaestrato dal Padre, aveva confessato la missione messianica e la figliolanza divina di Cristo, ora, con incoerenza tipicamente umana, rifiuta con decisione l’immagine di un messia sofferente, di un servo crocifisso.
Pietro con il suo atteggiamento è talmente opposto al Maestro da sentirsi apostrofato come satana, cioè come colui che pone ostacoli alla realizzazione della sua missione. E’ giunto il momento per Gesù di annunciare in modo chiaro quali sono le condizioni della sua sequela.

«Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso  prenda la sua croce e mi segua». Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del vangelo, che abbiamo interpretato come esortazione alla rassegnazione: soffri con pazienza, accetta, sopporta le inevitabili croci della vita. Ma Gesù non dice «sopporta», dice «prendi». Non è Dio che manda la croce. È il discepolo che la prende, attivamente. Rinnegare se  stessi significa rinunciare alla propria idea di Dio per accettare quella di Gesù: non più un Dio glorioso e potente, ma un Dio che si svela nell’amore e nel dono di sé. Rinnegare se  stessi significa anche cambiare la logica della propria esistenza: non più una vita vissuta a vantaggio proprio, ma una vita vissuta in dono. E’ questa fondamentalmente la logica della Croce, sia per Gesù sia per i suoi discepoli. Rinnegare se stesso vuol dire: non sei tu il centro dell'universo; impara a sconfinare oltre te. Non una mortificazione, ma una liberazione.

Sono tipici di certi cristiani alcuni atteggiamenti e comportamenti individuali, ed anche comunitari, dove la politica prevale sul vangelo, e il «modo di ragionare secondo gli uomini» la vince sul «modo di ragionare secondo Dio». Da parte di certi cristiani, allenati a scendere a patti con tutti, si può celebrare l’Eucaristia, annuncio della morte e della risurrezione di Cristo, senza entrare in comunione con Cristo, con i fratelli; ci si può confessare (la metanoia, il cambiamento radicale di logica e di condotta!) senza convertirsi.

«Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà». L’Eucarestia che celebriamo fa memoria della croce e questo evento deve condurre alla medesima gratuità d’amore che Gesù ha vissuto donandoci se stesso e che oggi rinnova il suo dono mediante il sacrificio eucaristico. Riflettiamo a quanta dose di gratuità vi sia nel nostro vivere quotidiano, nelle scelte che facciamo. Perché celebrare l’Eucarestia più che andare a Messa è obbedire al comando del Signore: Fate questo in memoria di me. Come io vi ho donato tutto così fate anche voi.