I Domenica di Quaresima Anno A

I Domenica di Quaresima Anno A

Dal vangelo secondo Matteo

 

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano (4,1-11).

Le tentazioni di Gesù

Nella prima domenica di quaresima la liturgia ci presenta Adamo che soccombe alla tentazione (I lettura) e subito nel vangelo fa riscontro la persona di Gesù che vince la tentazione e offre a ogni cristiano la possibilità di fare delle proprie cadute l’occasione di conoscere la grazia di Dio (II lettura).

Il brano della Genesi ci fa riflettere sulla tentazione che è potenza del desiderio e sottolinea inoltre come la tentazione, nel cuore umano, è anzitutto frustrazione. La proibizione dell’unico frutto, più che il permesso-comando di mangiare tutto il resto, colpisce e ferisce la creatura che si vede attratta da ciò che è proibito (Gen 3,1).
Noi pecchiamo e la diamo vinta alle tentazioni per illuderci che agendo così viviamo da forti nel campo del possesso, del consumo, del potere, della gloria … Ma l’esito di tutto questo impegno è mortifero e l’uomo si ritrova schiavo di ciò che l’ha vinto. Per uscire da questo circolo vizioso è bene ascoltare la Parola del Nuovo Testamento che afferma: “Cristo ha ridotto all’impotenza colui che della morte ha il potere, il diavolo, liberando così gli uomini che, per paura della morte, erano soggetti a schiavitù tutta la vita” (cf. Eb 2,14-15). Il peccato fa leva sulla paura della morte.
Che cosa proponeva il diavolo di così decisivo? Si tratta di scegliere che tipo di Messia diventare, che tipo di uomo. Le tre tentazioni ridisegnano il mondo delle relazioni: il rapporto con me stesso e con le cose, pietre o pane; con Dio, attraverso una sfida aperta alla fede: cercare un Dio magico a nostro servizio; con gli altri, il potere e il dominio.
Gesù attraversa la tentazione, non la rimuove. Cioè, egli accetta di misurarsi con essa in se stesso: non proietta l’immagine del nemico su realtà esterne, ma accetta che la potenza della tentazione si dispieghi nell’intimo, nel cuore. Solo chi vince la potenza del divisore in se stesso può cacciare i demoni dagli altri.

La prima tentazione  è risolta con l’adesione alla Parola di Dio e alle sue proposte. Nella lusinga dei pani, vi è anche la tentazione che nasce quando la nostra esperienza della realtà è l’esperienza di un deserto, di durezze pietrose, quando la realtà appare sterile, feconda solo di disillusioni e incapace di nutrire.

La seconda tentazione, quella del tempio, nasce quando le immagini gratificanti e consolatorie del divino sono crollate e lo spazio per Dio si restringe sempre più e si risolve nel rifiuto della pseudo-religione che, anziché servire Dio, pretende di servirsi di Dio.

La terza tentazione, quella del monte, spinge verso le illusioni del potere, della ricchezza, della gloria. Gesù la supera col rifiuto del potere oppressivo ed egoistico. Tre tentazioni che, invece di produrre magia, infedeltà, orgoglio, producono in Gesù fede, amore, abbandono al progetto salvifico divino. Fu così nel deserto, sarà così anche sulla croce (Mt 27,46).
«Ed ecco angeli si avvicinarono e lo servivano». Avvicinarsi e servire, verbi da angeli. Se in questa Quaresima ognuno si avvicina ad una persona che ha bisogno, ascoltando, accarezzando, servendo, allora vedremmo la nostra terra assomigliare ad un nido di angeli.