XXX  DOMENICA


XXX  DOMENICA   ANNO B


Dal Vangelo secondo Marco
 

"E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». E Gesù gli disse: «Và, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada " (10,46-52).


Il cammino esemplare della fede

Marco nel suo Vangelo apre il racconto dei miracoli con la liberazione di un indemoniato nella Sinagoga di Cafarnao (1,22-26) e chiude con la guarigione di un cieco all’uscita di Gerico. Non sono due gesti casuali, ma scelti con intenzione. Illustrano la vittoria di Cristo sulle due forze ostili che la presenza di Dio incontra nella storia degli uomini: la presenza del Maligno e la cecità dell’uomo.

Più che un racconto di miracolo, il testo evangelico di oggi presenta un cammino esemplare della fede. Marco è un narratore vivacissimo che ha il gusto del racconto. I discepoli, in questo episodio, sembrano scomparire dalla scena. Protagonisti sono Gesù e un mendicante cieco: l'ultimo della fila, un naufrago della vita, un relitto inchiodato nel buio sul ciglio di una strada di Gerico.

 

E’ da notare la differenza di fede tra questo cieco e il gruppo dei dodici. I discepoli, come abbiamo visto negli episodi raccontati nelle domeniche precedenti, sembrano impersonare la perplessità (“Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?», 10,26) l’esitazione (“Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore”, 10,32) e l’incomprensione (“Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo… Voi non sapete ciò che domandate”, 10,35.38).


Bartimeo invece grida: Gesù, abbi pietà. Non c'è grido più evangelico, non preghiera più umana e bruciante: pietà dei miei occhi spenti, di questa vita perduta. Ma la folla fa muro al suo grido: taci! disturbi! Il grido di dolore è fuori luogo. Terribile pensare che davanti a Dio la sofferenza sia fuori luogo, che il dolore sia fuori programma. Se fosse così, se l’uomo non avesse più una luce davanti, un posto dove gridare e sperare di essere ascoltato, sarebbe per lui l’inizio della disperazione.

Ma purtroppo è ancora così. Abbiamo fissato la religione in riti rigidi tanto che un grido fuori programma disturba. Ma la vita è un fuori programma continuo: la vita non è un rito. C'è nell'uomo un gemito, di cui abbiamo perso l'alfabeto; un grido, su cui non riusciamo a sintonizzarci. “Molti lo sgridavano per farlo tacere”: questa preghiera-invocazione viene anche ostacolata dalla folla che fa quasi da muro tra Gesù e Bartimeo. Discepoli e folla si situano tra Gesù e il cieco e rappresentano anche una comunità cristiana che può divenire ostacolo all’incontro con gli uomini specie più emarginati e demuniti.

Ricordiamo la famosa frase di Joseph Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI, nel suo libro “Introduzione al cristianesimo”: “Oggi la Chiesa è divenuta per molti l’ostacolo principale della fede. Non riescono più a vedere in essa altro che l’ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini i quali, con la pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo”. Il cieco invece sente che un altro mondo è possibile e che Gesù ne possiede la chiave. Infatti il Maestro ascolta e risponde.

Improvvisamente tutto si mette in moto: passa Gesù e si riaccende il motore della vita, soffia un vento di futuro. Con il Signore c'è sempre un "dopo"; ricordiamo il racconto della vigna: Dio non l’ha abbandonata alla malvagità degli uomini ma ha dato “la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo” (Mt 21,33-41). E’ da notare come ogni gesto di questo cieco sembra eccessivo, esagerato: Bartimèo non parla, grida; non si toglie il mantello, lo getta; non si alza da terra, ma balza in piedi. La fede è questo: un eccesso, un'eccedenza, un di più illogico e bello. Qualcosa che moltiplica la vita: “Sono venuto perché abbiate la vita e l’abbiate in abbondanza” (Gv 10,11).

Bartimeo «balza in piedi» e si precipita verso quella voce che lo chiama, senza vedere, orientandosi solo sulla parola di Cristo. Come lui, ogni cristiano si orienta nella vita senza vedere il Maestro, solo sull'eco della sua parola ascoltata con fiducia là dove risuona: nel vangelo, nella coscienza, negli eventi della storia, nel gemito e nel giubilo del creato. “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!” (Gv 20,29). “Cosa vuoi che io ti faccia”, chiede Gesù. La stessa domanda che domenica scorsa ha fatto ai due fratelli, Giovanni e Giacomo, che chiedevano posti d’onore nel suo Regno.

Domande che mettono a fuoco il desiderio profondo del cuore: cosa ti aspetti da me? “E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada”. Divenne un suo discepolo. La sequela inizia quando, abbandonando ciò che tu desideri, cominci a costruire il tuo futuro su ciò che Lui ti ha promesso.