Domenica VIII di Pasqua – Pentecoste Anno B

Domenica VIII di Pasqua – Pentecoste Anno B

 

Dal vangelo secondo Giovanni

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da sé stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (15, 26-27; 16, 12-15).

 

Lo Spirito di verità vi guiderà a tutta la verità


Durante il tempo pasquale la liturgia ci ha fatto meditare sulla presenza del Risorto nella Chiesa, sul dono dello Spirito, sulla Chiesa in quanto segno e annuncio della vita nuova nata dalla Pasqua del Signore. In questa solennità di Pentecoste, la prima lettura (Atti) e il vangelo di Giovanni, pur narrando lo stesso evento con procedimenti letterari e prospettiva teologica diversi, presentano la nuova realtà della Chiesa, frutto della risurrezione e del dono dello Spirito.
Questa è la novità della Pentecoste cristiana: l’Alleanza nuova e definitiva è fondata non più su una legge scritta su tavole di pietra, ma sull’azione dello Spirito di Dio. Si comprende come «senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, il Cristo resta nel passato, il vangelo una lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità un potere, la missione una propaganda, il culto un arcaismo, e l’agire morale un agire da schiavi.
Ma nello Spirito Santo il cosmo è nobilitato per la generazione del Regno, il Cristo risorto si fa presente, il vangelo si fa potenza e vita, la Chiesa realizza la comunione trinitaria, l’autorità si trasforma in servizio, la liturgia è memoriale e anticipazione, l’agire umano viene deificato»
(Atenagora).


Nella seconda lettura si afferma che la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne: opera il passaggio dell’uomo dall’essere una individualità biologica chiusa e autoreferenziale (a questo allude la “carne” di cui parla Paolo) all’apertura verso una relazione con gli altri e con Dio. Due dinamiche antitetiche: ogni giorno quelli che sono di Cristo prendono la croce, intesa come un no all’egoismo e alle sue opere e un sì all’amore come frutto primario dello Spirito.
Trasforma il discepolo in testimone: di fronte al dubbio, lo scandalo, la delusione difenderà Gesù nel suo cuore:
«Ti fa posto il mio cuore tutto intero, lì non c'è spazio per cosa creata. Tra la pelle e le ossa Ti trattengo: che ne sarà di me se Ti perdo? ... Il Tuo Spirito s'è impastato col mio, come l'ambra col muschio odoroso. Se qualcosa Ti tocca, mi tocca: non c'è più differenza, perché Tu sei me».
Sono solo alcuni versi del poeta e mistico di al‑Hallaj, una delle figure più emozionanti della spiritualità musulmana, an­che per la sua tragica fine: egli, infatti, morì decapitato a Baghdad il 27 marzo 922, dopo un'intera notte trascorsa in agonia su un patibo­lo a forma di croce. Ho voluto evocare queste sue parole anche secondo una prospettiva cristiana, consapevole dell'affermazione di Cristo: «Lo Spirito ‑ come il vento ‑ soffia dove vuole», superando frontiere culturali e confini religiosi. Il mistico al‑Hallaj nei suoi ver­si fa irrompere appunto lo Spirito di Dio: esso penetra nella creatura animandola nella creazione, è come il muschio odoroso che viene rinchiuso nell'ambra, profu­mandola. È un'intimità profonda per cui non si è più soli e si percepi­sce il senso della confessione di san Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20). Il nostro cuo­re, invece, riserva larghi spazi alle cose, agli interessi, all'orgoglio: lo Spirito Santo è compresso, talora espulso. È per questo che siamo co­sì smorti interiormente, perché non tratteniamo in noi «tra la pelle e le ossa» quel respiro divino con la preghiera e la carità.
Nel brano evangelico si dice: Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera… C’è un non-detto di Cristo di cui si fa interprete nella storia lo Spirito. Lo Spirito Santo rende quindi disponibile l’evento Cristo per ogni tempo. Lo Spirito d’amore ci introdurrà nella verità e ce la renderà sempre più trasparente, guidandoci nel suo stesso cammino di vita a leggere con occhi nuovi il reale. Per far questo lo Spirito ci dona i suoi doni:
sapienza = vedere ogni cosa con gli occhi di Dio; intelletto = di “intus legere”, cioè di “leggere dentro” entrare nella comprensione di quello che il Signore ha detto e ha compiuto; consiglio: rende capace la nostra coscienza di fare una scelta concreta in comunione con Dio; fortezza = Lui viene sempre a sostenerci nella nostra debolezza…; scienza = la scienza, in sintonia con il progresso della conoscenza umana, ci porta a cogliere, attraverso il creato, la grandezza e l’amore di Dio e la sua relazione profonda con ogni creatura; pietà = identità rivela il senso più autentico del nostro culto e della nostra adorazione; timore di Dio = è l'atteggiamento del figlio che vuole corrispondere all'amore del padre, piuttosto che quello del suddito che non vuole essere colto a trasgredire la legge
Nella fedeltà al vangelo: suscita un incontro personale ed intimo con Dio: “vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà quanto vi ho detto”. Il principio di fedeltà non è nella ripetizione di forme del passato ma nel futuro, nel regno escatologico: “Egli vi guiderà alla verità tutta intera”.
Gesù che non ha la pretesa di dire tutto, che ha l'umiltà di affermare: la verità è avanti, è un percorso da fare, un divenire. Ecco allora la coscienza di sentirci discepoli dello Spirito che appartengono a un progetto aperto, non a un sistema chiuso, dove tutto è già prestabilito e definito. Che in Dio si scoprono nuovi mari quanto più si naviga. E che non mancherà mai il vento al mio veliero.