ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

SOLENNITÀ ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

 

Dal Vangelo secondo Luca

 

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore».
Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua (1,39-56).

 

Maria assunta nella gloria celeste in anima e corpo

 

Il 1° novembre 1950 papa Pio XII proclamò il dogma dell’Assunzione di Maria con queste parole: “Maria fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”. Da notare che non si dice “assunta in cielo” ma assunta nella gloria celeste: non si tratta quindi di passare da un luogo, dalla terra, ad un altro, in cielo; ma si indica il passaggio ad una condizione nuova, non più soggetta alle leggi dello spazio e del tempo. Come insegna la prima lettura della liturgia del giorno, l’assunzione è il segno anticipatore, come la risurrezione di Cristo, che le forze del male sono vinte (Ap 11,19; 12,1-6.10). Nella seconda lettura S. Paolo con forza proclama che la morte non è l’ultima parola (1Cor 15,20-27), e nel vangelo viene sottolineato che la via degli umili apparentemente sconfitta è in realtà vittoriosa. Nell’assunzione di Maria, l’umanità è messa in condizione di vedere il proprio destino.

La radice e il motivo della festa di oggi sta nel fatto che Maria si è veramente fidata di Dio in tutte le circostanze della sua vita: dalla maternità alla Croce. E chi, come Maria ha percorso per intero il cammino di obbedienza a Dio come ha fatto Cristo, non poteva non essere coinvolto anche nel mistero della risurrezione.

Se vogliamo cogliere la fede di Maria ascoltiamo la sua esplosione di gioia riportata oggi nel Vangelo: «L’anima mia magnifica il Signore»: in altre parole dice, cerco nel cuore le più belle parole per il mio Dio. Le più belle che so, le migliori che ho. «Magnificare» letteralmente significa «fare grande», dare grandezza a Dio. Ma come può la piccola creatura far grande l’Infinito? Dio è piccolo o grande nella tua vita a secondo dello spazio piccolo o grande che gli concedi e del tempo che gli dedichi. Diceva il piccolo principe: «La tua rosa è importante se tu le dai del tempo».

Maria esclama la sua lode mentre scorrono, in un confronto continuo le forze del male e quelle della vita. E Dio, amante della vita, non assiste impassibile a quella che sembra talvolta una disfatta del bene. Maria risponde: «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome». Le grandi cose sono gli interventi di Dio nella storia. Chi ama non può abbandonare l’amato: «non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione» (Sal 16,10). Il salmista non ha ancora la luce della pasqua ma ha l’intuito che l’amore non abbandona mai l’amante.

Maria in questo cantico, rilegge la storia secondo due leggi che guidano la storia della salvezza: primo, tutto dipende dall’iniziativa gratuita di Dio. I suoi interventi nascono dalla sua fedeltà misericordiosa, “di generazione in generazione la sua misericordia si stende per quelli che lo temono”; un’ostinata fedeltà alla parola data che esige anche la risposta umana: “beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore”.
Secondo, la salvezza si attua nella storia degli umili. Dio conduce la storia rovesciando le logiche umane: “Ha disperso i superbi, ha rovesciato i potenti di troni…”. Osservate i verbi: ha guardato, ha fatto, ha spiegato, ha disperso, ha rovesciato, ha innalzato, ha ricolmato, ha rimandato, ha soccorso, ha promesso. Maria annuncia che al centro della religione non sta quello che io faccio per Dio ma quello che Dio fa per me.
Allora pregare non è tanto un momento per aggrapparci a qualcuno in cerca di favori, ma è il tempo opportuno per stupirci: è come cercare uno spicchio d’azzurro in cielo da cui leggere tutto in modo nuovo, diverso.
Maria nel Magnificat ci insegna questo atteggiamento di abbandono e fiducia in Dio, modello perfetto dell’attuazione dell’insegnamento di Gesù: “Quando pregate, non moltiplicate parole, perché il Padre vostro sa di che cosa avete bisogno”.


 

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