II Avvento Anno A - Solennità dell'Immacolata Concezione

 

II Avvento Anno A –  Solennità dell'Immacolata Concezione

 

Dal Vangelo secondo Luca

«Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. [1.36] Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei».

 

Maria, capolavoro dell’amore


Nella festa della solennità dell’Immacolata che cosa celebriamo? Le letture della liturgia ci aiutano a dare una risposta.
La prima lettura è una pagina di teologia che è stata redatta per rispondere agli interrogativi profondi dell’uomo: perché esiste il male nel mondo? Chi ha creato questa valle di lacrime: l’ha creata Dio o ce la siamo creata noi? Questo capitolo III della Genesi non narra la storia di un peccato di un Signor Adamo e di una Signora Eva, ma spiega la dinamica secondo la quale da sempre gli uomini rifiutano Dio, il suo progetto; eliminando Dio dalla loro vita fanno scelte che portano in una valle di lacrime. E’ l’uomo che ha creato la valle di lacrime. Noi non siamo gli sventurati discendenti di Adamo e Eva costretti a portare le conseguenze di un peccato dei loro progenitori; siamo noi gli Adamo e le Eva che possiamo fare nella nostra responsabilità, scelte di vita o scelte di morte.

Tutti proviamo un’inclinazione ad essere indipendenti da qualsiasi norma, a ripiegarci su noi stessi, a scegliere ciò che ci piace e non pensiamo al bene degli altri; il nostro istinto ci porta al proprio tornaconto, a pensare a noi dimenticandoci degli altri; questa è la condizione nella quale nasciamo. La colpa viene dopo quando ci si lascia condurre da questa pulsione egoistica e non dall’amore; allora non realizziamo la nostra vera umanità secondo il piano di Dio, un progetto che la Bibbia qualifica «molto buono», il cui apice è l’uomo che ama.

Seconda lettura: questa bontà della creazione ci viene ripresentata, in altri termini da S. Paolo nella seconda lettura: «in lui ci ha scelti per essere santi ed immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi».
Il piano salvifico incomincia con la nostra «elezione» (“scelti”) e si attua nella incorporazione a lui mediante la «figliolanza adottiva». Più ci rendiamo simili al Figlio più realizziamo il progetto voluto da Dio.

Una domanda: quella tendenza egoistica innata, è invincibile oppure si può guarire; è possibile l’amore totale senza un briciolo di avidità, di interesse personale, di chiusura sul proprio tornaconto? Qualcuno è mai riuscito a lasciare agire in pienezza nella sua vita lo Spirito di Dio?

Maria ha realizzato questo sogno di Dio, in una vita donata all’amore, nonostante tutte le prove e difficoltà che ha dovuto affrontare. Quale che sia la vocazione di ciascuno di noi, giunge per tutti l’ora dello sgomento, l’ora in cui la sequela sembra impossibile.
Ma ciò che è avvenuto a Maria ha valore paradigmatico per i credenti di ogni latitudine e di ogni tempo: «non temere», «il Signore è con te», sono le promesse che Maria si è sentita dire e sono le parole in cui può dimorare il credente nella sua personale fatica di perseverare nella vocazione. Ciò che infatti è fondamentale è celebrare la grazia di Dio rivelatasi definitivamente in Gesù Cristo e narrare con le nostre scelte esistenziali la sua fedeltà.

Nutrire una devozione a Maria equivale a prolungare la sua presenza tenera e forte imparando da lei come si serve Dio con serietà e i fratelli con tenerezza. Devozione non è tanto pregare Maria, ma pregare come Maria, assimilando da lei i sentimenti di obbedienza e fiducia in Dio. Chi è il vero devoto? Non chi moltiplica parole o gesti pii, o chi aggiunge suppliche e invocazioni, ma chi come lei passa nel mondo, gravido di luce, incarnando la parola di Dio e irradiando il Vangelo.
      
S. Ambrogio, S. Agostino e altri Santi, dicono che la nostra vocazione è diventare madri di Dio, generatori di Dio nel mondo. Come è possibile questo? Dando tempo e cuore a Dio e così facendo, «salviamo un pezzetto di Dio in noi» (Etty Hillesum), un atomo divino che alimenta la nostra vita interiore.