II DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Luca

Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato;
i passi tortuosi siano diritti;
i luoghi impervi spianati.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
(3,1-6)  

Dio scommette sulla canna incrinata e sul lucignolo fumigante

Il brano evangelico di oggi dedicato al Battista è significativo soprattutto per la mappa politica che le fa da cornice: è l’anno 27/28 d.C. il quindicesimo di Tiberio. Lo scacchiere politico, i governatori e i procuratori, e quello religioso, il pontificato di Anna e Caifa, sono ben definiti. Luca vuole che sia chiaro a tutti che non racconta una qualsiasi leggenda, ma si riferisce a fatti concreti. È nella linea della storia umana col groviglio delle sue miserie e delle sue potenze che la parola di Dio si incarna nell'ultimo profeta. Per annunciare cosa? Un messaggio di speranza: la vita e la felicità sono ancora possibili dopo l’amarezza e l'oscurità vissute a causa di politici prepotenti e di servitori del tempio corrotti.

«La Parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria nel deserto»: la Parola di Dio vola via dal tempio e dalle grandi capitali, dal sacerdozio e dalle stanze del potere, e raggiunge un giovane, figlio di sacerdoti e amico del deserto, del vento senza ostacoli, del silenzio vigile, dove ogni sussurro raggiunge il cuore.

Il richiamo al deserto è importante. Il Battista figlio di un sacerdote, secondo la tradizione doveva esercitare la sua missione nel tempio sostituendo il padre nel suo servizio. Per Giovanni invece niente grandi cerimonie negli edifici sacri. Ha intrapreso la via del deserto non per ascetismo o per compiere esercizi di pietà, ma per vivere la verità della propria personalissima vocazione di profeta e precursore del Messia e per ridare verità alla via del Signore opacizzata da uomini religiosi che “dicono e non fanno” (Mt 23,3) e perciò finiscono nell’ipocrisia.

Il Battista nella coerenza tra il dire e il fare fonda l’autorevolezza della sua predicazione diventando così un vero testimone della verità. Giovanni ha già imparato che le uniche parole vere sono quelle diventate carne e sangue. Che non si tirano fuori da una tasca, già pronte, ma dalle viscere, quelle che ti hanno fatto patire e gioire.

«Preparate la via del Signore! Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato»: egli prepara i suoi ascoltatori alla venuta del Signore conducendoli a fare verità in se stessi: la confessione dei peccati è segno della volontà di ritrovare la rettitudine del proprio cammino davanti a Dio. La conversione inizia da questo lucido coraggio di ritrovare la propria sincerità e quindi riconoscere che ci si è allontanati dalla verità. Le condizioni che ostacolano la formazione d’una nuova mentalità alimentata dall'amore (metanoia) non si situano solo fuori di noi, pensiamo alle situazioni storiche nelle quali viviamo, ma anzitutto dentro di noi. C’è infatti anche la nostra geografia interiore: una mappa di ferite mai guarite, di abbandoni patiti o inflitti, le paure, le solitudini, il disamore... C'è del lavoro da fare, un lavoro enorme: spianare e colmare, per diventare semplici e diritti. E se non sarò mai una superstrada, non importa, sarò almeno un piccolo sentiero nel sole.

«Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio»: Dio vuole che tutti siano salvi, e non si fermerà davanti a burroni o montagne, neppure davanti alla tortuosità del mio passato o ai cocci della mia vita.

Il Vangelo è «lieto annunzio» seminato nel terreno oscuro e spesso insanguinato della storia. E’ strano notare come molti cristiani siano pessimisti, nostalgici, fautori di giudizi sommari nei confronti dell'umanità, alieni dal rischio e dalla fiducia. Con la proclamazione che «ogni uomo vedrà la salvezza», Luca sulla scia del profeta Isaia, ci invita a scommettere sulla canna incrinata e sul lucignolo fumigante, come fa Dio stesso.  

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