IV DOMENICA DI AVVENTO ANNO C

Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva (1,39-48).

All’alba di un mutamento radicale

Il tempo di Avvento è un periodo di preparazione del proprio cuore ad accogliere il Signore che viene, grazie all’ascolto della Parola di Dio. Maria è figura del credente che genera in sé il Cristo grazie all’ascolto della Parola. Agostino ha potuto scrivere che Maria concepì il Figlio di Dio “nello spirito prima che nel corpo”. E Gesù dirà: “Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,21).

Anche il cristiano, al dire di Origene, passa nel mondo gravido di Dio, portando un'altra vita dentro la sua, imparando a respirare con il respiro di Dio, a sentire con i sentimenti di Cristo, come se avesse due cuori, il suo e uno dal battito più forte, che non si spegnerà più. E questa immagine, di una donna incinta, è la rappresentazione più vivida e bella del cristiano che porta in sé una speranza di futuro. E non occorre che parli, è evidente a tutti ciò che sta per venire. Anche oggi Dio cerca madri, per incarnarsi. «Benedetta tu fra le donne», esclamò Elisabetta. E’ la coscienza che Elisabetta ha di Maria, luogo privilegiato della presenza di Dio. Benedire è scoprire l’intervento salvifico di Dio, il suo agire misterioso eppur efficace nella realtà della vita. Dire a qualcuno "sei benedetto" significa vedere in lui il bene, la luce, il grano che germoglia, con uno sguardo di stupore, senza rivalità, senza invidia. Se non impariamo a benedire, a dire bene, non saremo mai felici.

«A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». Si celebra qui una venuta gloriosa, l’ingresso di Dio nella nostra storia e nella nostra carne. E’ lo stupore sempre nuovo dell’incontro con l’Infinito e l’Eterno. Per noi uno stupore tutto natalizio, che rivela l’evento di un Dio che si incarna. Tagore, un credente non cristiano, esprime con queste parole l’avvenimento dell’incarnazione: “Mi hai fatto senza fine, questa è la tua volontà. Questo fragile vaso continuamente tu riempi di vita sempre nuova. In questo piccolo flauto di canna hai soffiato melodie eternamente nuove. Quando mi sfiorano le tue mani immortali questo piccolo cuore si perde in una gioia senza confini. In queste piccole mani scendono i tuoi doni infiniti. Passano le età e tu continui a versare e ancora c’è spazio da riempire”.

«Allora Maria disse: l'anima mia magnifica il Signore». Il dialogo con il cielo si apre sempre con il primato del ringraziamento. Per prima cosa Maria ringrazia: è grata perché amata. L'amore quando accade ha sempre il profumo del miracolo perché cambia tutto. Maria ha sentito Dio venire come un fremito nel grembo, come un abbraccio con l'anziana parente, come la danza di gioia di un bimbo di sei mesi, e canta. A Natale, anche noi come lei, grati perché amati, perché visitati dal miracolo, innalziamo col cuore gonfio di gioia il nostro inno di ringraziamento e di lode, consapevoli che essere buoni, adempiere il bene non è prima di tutto qualcosa da fare, ma Qualcuno da amare.

«Ha guardato l’umiltà della sua serva». L’umiltà è la coscienza che tutto ciò che si è e si ha è un prestito, un dono, e un dono è tale solo quando si riconosce colui che dona. Magnificare, tradotto alla lettera significa ‘fare grande’. Ma come può una piccola creatura fare grande l’Infinito?  Lo può fare se gli fa spazio in sé, se gli offre il cuore in cui radicarsi ed espandersi. Dio è piccolo o grande nella tua vita a secondo dello spazio piccolo o grande che gli concedi e del tempo che gli dedichi. Più gli dai spazio e più gli concedi tempo più diventi servo: è l’ascolto che crea il servo, il credente, il sottomesso al primato della sua parola. Questo ci ricorda che nella Chiesa ciò che è essenziale non è fare dei servizi, in una prospettiva di efficacia ed efficienza, ma divenire dei servi. E’ la Parola che, accolta, macera il cuore e lo motiva disponendolo all’obbedienza: “A che serve lo strepito della voce, se il cuore tace!” (Sant' Agostino).

E’ questo abbandono che fa il discepolo: il credente non è uno che si sforza di mettere in testa ciò che bisogna credere; ma credere è donare il proprio cuore ad una certa luce, perché si è scoperto che essa soltanto da un significato vero ai problemi della nostra vita.

Il Vangelo, narrando la visita di Maria ad Elisabetta, racconta anche che ogni nostro cammino verso l’altro, tutte le nostre visite, fatte o accolte, hanno il passo di Dio e il sapore di una benedizione.  Il Natale è la celebrazione della santità che c’è in ogni carne, la certezza che ogni corpo è una finestra di cielo, che l’uomo ha Dio nel sangue; che dentro il battito umile e testardo del suo cuore batte, come nelle madri in attesa, un altro cuore, e non si spegnerà più.  

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