SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE

Dal vangelo secondo Luca.

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei (1,26-38).

Un dono totale a Dio

Festeggiando la solennità dell’Immacolata che cosa celebriamo? Il valore della nostra esistenza. Sono le letture della liturgia di oggi che ci aiutano a cogliere questo significato. La prima lettura (Gn 3,9-15.20) è una pagina di teologia che è stata redatta per rispondere agli interrogativi profondi dell’uomo, in particolare: perché esiste il male nel mondo? Chi ha creato questa valle di lacrime: l’ha creata Dio o ce la siamo creata noi?

Il capitolo III della Genesi non narra la storia di un peccato di Adamo e di Eva, ma spiega la dinamica secondo la quale da sempre gli uomini rifiutano Dio, il suo progetto; eliminando Dio dalla loro vita fanno scelte che portano in una valle di lacrime. E’ l’uomo che ha creato la valle di lacrime. Noi non siamo gli sventurati discendenti di Adamo e Eva costretti a portare le conseguenze di un peccato dei loro progenitori, siamo noi gli Adamo e Eva che posti davanti a Dio possiamo fare nella nostra responsabilità, scelte di vita o scelte di morte.

Tutti proviamo un’inclinazione ad essere indipendenti da qualsiasi norma, a ripiegarci su noi stessi, a scegliere ciò che ci piace e non pensiamo al bene degli altri; il nostro istinto ci porta al proprio tornaconto, a pensare a noi dimenticandoci degli altri; questa è la condizione nella quale nasciamo. La colpa viene dopo quando ci si lascia condurre da questa pulsione egoistica e non dall’amore; allora non realizziamo la nostra vera umanità secondo il piano di Dio, un progetto che la Scrittura qualifica «molto buono», il cui apice è l’uomo che ama.

Una domanda: questa tendenza è invincibile oppure si può guarire; è possibile l’amore totale senza un briciolo di egoismo? Qualcuno è mai riuscito a lasciare agire in pienezza nella sua vita lo Spirito di Dio? Sì, Maria ha realizzato questo sogno di Dio, una vita donata all’amore, nonostante tutte le prove e difficoltà che ha dovuto affrontare.

Nel cuore di Maria passano e si incro­ciano in modo mirabile le due grandi linee della storia della salvezza: quella vertica­le della grazia, della elezione: «In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità» (Ef 1,4 - seconda lettura) e quella orizzontale dell'adesione e della donazione: «Eccomi sono la serva del Signore» (Lc 1,38).

Quale che sia la vocazione di ciascuno di noi, giunge per tutti l’ora dello sgomento, l’ora in cui la sequela sembra impossibile. Ma ciò che è avvenuto a Maria ha valore paradigmatico per i credenti di ogni latitudine e di ogni tempo: «non temere», «il Signore è con te», sono le promesse che Maria si è sentita dire e sono le parole in cui può dimorare il credente nella sua personale fatica di perseverare nella vocazione. E' importante celebrare il Dio presente nella nostra vita narrandolo con le nostre scelte esistenziali.
Nutrire una devozione a Maria equivale a prolungare la sua presenza tenera e forte imparando da lei come si serve Dio con serietà e i fratelli con tenerezza. Devozione non è tanto pregare Maria, ma pregare come Maria, assimilando da lei i sentimenti di obbedienza e fiducia in Dio.

Chi è il vero devoto? Non chi moltiplica parole o gesti pii, o chi aggiunge suppliche e invocazioni, ma chi come lei passa nel mondo, gravido di luce, incarnando la parola di Dio e irradiando il Vangelo.
S. Ambrogio, S. Agostino e altri Santi, dicono che la nostra vocazione è diventare madri di Dio, generatori di Dio nel mondo.
Come è possibile questo? Dando tempo e cuore a Dio e così facendo, «salviamo un pezzetto di Dio in noi» (Etty Hillesum), un atomo divino che alimenta la nostra vita interiore.  

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