XXI Domenica Anno C 2019

Pensare alla propria salvezza

Dal Vangelo secondo Luca

 

Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi» (13,22-30).

Pensare alla propria salvezza


«Signore sono pochi quelli che si salvano?»: la domanda rispecchia il dibattito teologico che si svolgeva al tempo di Gesù. Ma a Gesù non interessa questa disputa sul numero dei salvati; a lui interessa togliere all’uomo che lo interroga, e a tutti, noi compresi, la falsa sicurezza che può derivare da un’errata concezione dell’appartenenza al Signore. La salvezza non è un fatto scontato per nessuno.
Gesù utilizza un’immagine molto vivace per esprimere il suo pensiero: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta…», la porta è stretta, ma si apre su di una festa. Eppure quell'aggettivo ci inquieta. Noi pensiamo subito che “stretto” significhi sacrifici e fatiche. Ma il Vangelo non dice questo. La porta è stretta, vale a dire a misura di bambino e di povero: «se non sarete come bambini non entrerete nel regno dei cieli» (Mt18,4). La porta è piccola, come i piccoli che sono casa di Dio: «tutto ciò che avete fatto a uno di questi piccoli l'avete fatto a me» (Mt 25,40).
Non è rilevante quindi essere iscritti ad una chiesa, riempirsi la bocca di termini cristiani, allegare le proprie tradizioni o la pratica scrupolosa di precetti; importante è invece avere l’impegno e lo sforzo personale nella ricerca di possedere un cuore che ama tutto quello che Cristo ha amato. Questa è l’unica misura dell’appartenenza a Cristo, è l’unica garanzia che si è sulla strada per il banchetto del Regno.
Quando il padrone di casa chiuderà la porta, voi busserete: Signore aprici. E lui: non so di dove siete, non vi conosco. Avete false credenziali. Infatti quelli che vogliono entrare si vantano di cose poco significative: abbiamo mangiato e bevuto con te, eravamo in piazza ad ascoltarti... ma questo può essere solo un alibi, non significa che abbiano accolto davvero il suo Vangelo. La sua Parola è vera solo se diventa carne e sangue. La fede autentica scende in quel tuo profondo dove nascono le azioni, i pensieri, i sogni, e da là erompe a plasmare tutta intera la tua vita, tutte le tue relazioni con il prossimo, perché le cose di Dio e le cose dell'uomo sono indissolubili.

Così noi possiamo partecipare a messe, ascoltare prediche, fare pellegrinaggi, dirci cristiani, difendere la croce come simbolo di una civiltà, ma tutto questo non basta. La misura è nella vita. A molti contemporanei di Gesù succedeva proprio questo: di sedere a mensa con lui, ascoltarlo parlare, emozionarsi, ma tutto finiva lì, non ne avevano la vita trasformata. Infatti quelli che bussano alla porta chiusa hanno compiuto sì azioni per Dio, ma nessuna azione per i fratelli. Non basta mangiare Gesù che è il pane, occorre farsi pane.
Il fatto che la porta sia stretta e resti aperta per poco tempo non significa che i salvati siano pochi, quanti siano è un segreto di Dio: vuol significare che non c’è tempo da perdere.

«Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia»: non vi conosco, una risposta glaciale. Il riconoscimento sta nella giustizia. Dio non ti riconosce per le formule teologiche che proclami o per i riti e i simboli religiosi che ostenti, né per il profumo di incenso delle tue liturgie celebrate, ma ti riconosce perché hai mani di giustizia. Si noti come le ragioni che adducono quelli rimasti fuori sono tutte di carattere liturgico, opere fatte per Dio, nessun accenno al servizio per il fratello. Ti riconosce non perché fai delle cose per lui, ma perché con lui e come lui fai delle cose per gli altri. Non so di dove siete: in altre parole, prendete atto che i vostri criteri di giudicare gli altri sono lontanissimi dai miei; voi venite da un mondo completamente diverso rispetto al mio, venite da un altro pianeta.

La conclusione della piccola parabola è piena di sorprese: viene sfatata l'idea della porta stretta come porta per pochi, per i più bravi. Tutti possono passare per le porte sante di Dio. Bonhoeffer ci lascia un messaggio: ogni chiesa può cantare il gregoriano solo se, con la stessa forza e passione, ha anche gridato e invocato giustizia per i poveri.

 

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