XXXII Domenica Tempo Ordinario Anno A

XXXII Domenica Tempo Ordinario Anno A

 

Dal vangelo secondo Matteo


Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.
 

Saggezza e stoltezza


Essenziale per ottenere la sapienza è desiderarla insegna la prima lettura (Sap 6,12-16): «facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca». Il desiderio della sapienza spinge a cercarla e la sapienza stessa va incontro a chi la cerca. Una ricerca in ogni istante della vita «Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà» in ogni luogo («appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza»).

La sapienza è arte di vivere il tempo: la venuta del Signore non è misurabile cronologicamente, ma è essenziale perché afferma che il tempo ha una fine e un fine. Se il sapiente, per la Bibbia, è “colui che cerca Dio” (Sal 14,2), egli è anche colui che sa contare il tempo e ne conosce la finitezza (cf. Sal 90,12).

Sapienza è predisporre tutto per incontrare il Signore. Stoltezza è negligenza, non avere la passione per questo incontro.
Ecco lo sposo! Andategli incontro! In queste parole trovo l'immagine più bella dell'esistenza umana, rappresentata come un uscire e un andare incontro. Uscire da spazi chiusi, schemi mentali rigidi per provare la novità di chi si incontra, per non fotocopiare l’oggi sul vissuto di ieri, e vivere, in fondo alla notte, lo splendore di un abbraccio. Dio come un abbraccio. Fin da quando usciamo dal grembo della madre e andiamo incontro alla vita, fino al giorno in cui usciamo dalla vita per incontrare la nostra vita nascosta in Dio.
Uscire, andare incontro al Signore veniente, tenere le lampade accese nel buio della notte, attendere il Signore: queste espressioni riferite alle ragazze amiche della sposa che, secondo gli usi matrimoniali del tempo, attendevano a casa dei lei l’arrivo dello sposo, esprimono bene la missione della chiesa nella storia. 

In particolare, occorre mantenere vivo il desiderio del Signore: questa è la lampada che la chiesa è chiamata a tenere accesa nel buio della notte. Un credente o una comunità cristiana che perdano il desiderio del Signore, sono come sale che perde sapore (cf. Mt 5,13). Questo desiderio è l’identità del credente: o lo si ha in sé o nessuno può pretenderlo dagli altri. Le ragazze stolte, chiedendo l’olio alle sapienti, pretendono ciò che non può essere dato.

Dateci un po' del vostro olio perché le nostre lampade si spengono... la risposta è dura: no, perché non venga a mancare a noi e a voi. Il senso profondo di queste parole è un richiamo alla responsabilità: un altro non può amare al posto mio, essere buono o onesto al posto mio, desiderare Dio per me. Se io non sono responsabile di me stesso, chi lo sarà per me?

Gesù non spiega che cosa sia l'olio delle lampade. Sappiamo però che secondo i rabbini, è il simbolo delle opere giuste che permettono di partecipare alla gioia messianica, inoltre ha a che fare con la luce e col fuoco: in fondo, è saper bruciare per qualcosa o per Qualcuno. L'alternativa centrale è tra vivere accesi o vivere spenti.

Tutte si addormentano, sagge e stolte, ed è la nostra storia: tutti ci siamo stancati, forse abbiamo mollato. Ma nel momento culmine, qualcosa, una voce, una parola, una persona ci ha risvegliato. La nostra vera forza sta nella certezza che la voce di Dio verrà e toccherà le corde del cuore. Se almeno in una c’è il desiderio di Lui si metterà a cantare e finirà in un abbraccio. Se invece le corde sono sintonizzate su cose mondane, rimarranno mute a quel richiamo e lo sposo passerà.

La testimonianza di Cristo che oggi noi diamo davanti agli uomini è quella che Egli darà su di noi davanti al Padre suo nel momento del giudizio. Ricordiamo le sue parole: “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; [10.33] chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli” (Mt 10,32-33).
E la porta fu chiusa: la morte chiude la porta del tempo utile per comprare l’olio per la nostra lampada.