VII DOMENICA TEMPO ORDINARIO ANNO C

Sarete figli dell’Altissimo

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male.
A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.  Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio» (6,27-38)

Sarete figli dell’Altissimo

 

La lettura del capitolo 6 di Luca è un lungo e ininterrotto canto dell’amore e del perdono. Questo amore si orienta verso una delle frontiere più difficili da varcare, quella dei nemici. E questo è l’atteggiamento di Dio, come ci insegna il salmo responsoriale di oggi: «Egli perdona tutte le tue colpe… non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe» (Sal 102,3.10); in lui la giustizia è vinta dall’amore. La conquista di questa libertà dello spirito è fatta balenare anche nell’episodio in cui Davide, pur avendo tra le mani il suo avversario, sceglie la via del perdono (prima lettura, 1Sam 2,7-23).

Il Vangelo ci ammonisce che la violenza è un circolo vizioso che si perpetua senza fine. Per questo Gesù usando quattro imperativi vuole marcare la differenza fra il discepolo e il mondo. Nell'equilibrio del dare e dell'avere, nell'illusorio pareggio contabile dell'amore, Gesù introduce il disequilibrio; parafrasando Luca, si può dire: «Date; magnificamente, dissennatamente date; pregate, porgete, benedite, prestate, fate, per primi, in perdita, ad amici e nemici».

«A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra»: abbassa le difese, sii disarmato, non incutere paura, mostra che non hai nulla da difendere neppure te stesso e l'altro capirà l'assurdo di esserti nemico. «Porgi l'altra guancia». Non la passività morbosa di chi non sa reagire, anche Gesù ha reagito nella notte del suo arresto (Gv 17,23), ma una precisa iniziativa: non chiudere, riallaccia la relazione, fa' tu per primo un passo in avanti, perdonando, ricominciando, amando senza aspettare d'essere riamato. Amore fattivo, quello di Gesù, amore di mani, di tuniche, di prestiti, di verbi concreti. Non c'è amore senza un fare.

«Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi». Amare: non mi chiede di diventare amico di chi mi ha fatto del male (avrebbe usato il verbo greco filein), esige invece di lasciarmi guidare dalla novità di vita che mi ha dato il Padre nel battesimo, l’agape.  Infatti viene usato nel testo il verbo greco il verbo agapao che significa, qui come altrove, l'amore pieno, attivo, solidale, preoccupato, che non attende di essere ricambiato per donarsi. Così inteso, amare il nemico evidenzia la gratuità, che è l'anima di ogni vera amicizia, l’apice dell’etica cristiana. L’esemplificazione dello «schiaffo» del «mantello» e del «prestito» (vv. 29ss) ne è quasi la concretizzazione vivacissima e impegnativa.

«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso». Si tratta di comportarsi come il proprio Dio, «benevolo verso gli ingrati e i cattivi». L'aggettivo «benevolo» dice l'amore attento, accogliente, mite, che non fa pesare ciò che dona. E «ingrato» sottolinea una volta di più l'assenza di ogni pretesa di reciprocità. Non si ama il lontano perché si avvicini ripagandoti così della sua presenza. Lo si ama perché si vuole far conoscere a lui qual è la fonte di luce che ti ispira ad agire in quel modo: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli» (Mt 5,16).
«E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro». Questa è la regola aurea presente sia nell’ambiente pagano (“Le cose che temi di sopportare non farle agli altri”, Eusebio di Cesarea), sia in quello giudaico (“Ciò che dispiace a te, non farlo a nessun altro.  Questa è tutta la legge: il resto è commento”, Hillel). Gesù ha dato a questa regola una forma positiva: i miei diritti sugli altri sono trasformati in miei doveri verso gli altri. E’ la grande rivoluzione, il passaggio dall’egoismo all’amore.  L’egoismo fa porre “te stesso” al centro di tutto: tu sei il sole e gli altri ti devono ruotare attorno!  L’amore ti fa porre “l’altro” al centro. È il decentramento tipico dell’amore, che irradia luce e calore. 

Ovviamente, per vivere queste parole, si suppone il dono dello Spirito e un cuore nuovo, purificato dalla conoscenza del Signore nel suo perdono (Ger 31,31ss.). La nostra capacità di vivere queste parole e di rispecchiare il volto del Signore dipende dal grado di conoscenza di Dio che abbiamo nello Spirito di Gesù.
Ricordiamo il bel motto del Mahatma Gandhi: «Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo».

 

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