Domenica dopo Pentecoste – SS. Trinità

Domenica dopo Pentecoste – SS. Trinità


Dal vangelo secondo Giovanni
 

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio» (Gv 3, 16-18).


Un dialogo di amore

Il brevissimo passo evangelico proposto dalla liturgia di oggi può essere considerato come una finestra appena socchiusa, ma preziosissima che ci permette di dare uno sguardo all’interno del mistero di Dio. Se guardiamo la storia dell’umanità vediamo che da sempre le religioni presentano un Dio ai loro fedeli. Allora, la domanda che mi nasce è la seguente: quale immagine ho io, cristiano, del mio Dio? Nonostante l'importanza che la Trinità riveste per la fede cristiana, si ha a volte l'impressione che per molti essa sia niente più di una verità da credere, un mistero del tutto incomprensibile.

In realtà è un mistero luminoso. Perché? Perché rivela che in principio a tutto è posta una relazione: «Dio è Amore» dice Giovanni (1Gv 4,8.16). E se noi siamo fatti a sua immagine e somiglianza, se in noi creature c’è l’immagine del Creatore, allora il racconto di Dio è al tempo stesso racconto dell'uomo, e il dogma trinitario non rimane fredda dottrina, ma porta tutta una sapienza del vivere.
La Trinità infatti è lo specchio del nostro cuore profondo. Il cuore di Dio e dell'uomo è la relazione: ecco perché la solitudine mi pesa e mi fa paura, perché è contro la mia natura. Ecco perché quando amo o trovo amicizia sto così bene, perché entro in risonanza con il mio assoluto, sono di nuovo a immagine della Trinità. Seguendo la Scrittura osservo che la bibbia non fa ragionamenti su Dio ma racconta quello che Egli fa. Ci dice qualcosa della sua vita intima che è presentata come una comunione di amore fra le tre Persone. Ecco la struttura dell’amore: Padre sorgente di gratuità (carità), Figlio icona del ricevere nella gratitudine (fede), Spirito figura di vitalità, del nuovo che deve ancora venire ma di cui sono fin d’ora già posti i semi (speranza).

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio...»: nel Vangelo di Giovanni il verbo dare significa spesso «donare». Parola che si traduce sempre con un altro verbo concreto, pratico, forte: amare. «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13). Amare non è un fatto sentimentale, non equivale a emozionarsi o a intenerirsi, ma equivale a dare; è un verbo di mani e di gesti, frutto del dono. Ecco dunque il significato della mia celebrazione della Trinità: Dio ha mandato il Figlio perché toccassimo con mano che le cose possono cambiare; anch’io devo creare relazioni che salvino dall'unico grande peccato: il disamore.

Viene in mente la figura di un grande uomo, il giudice Rosario Livatino ucciso dalla mafia trent’anni fa, che diceva: «non basta essere credenti, dobbiamo essere credibili». I cristiani non sono quelli che amano Dio, sono quelli che credono che Dio li ama, che ha pronunciato il suo sì al mondo, prima che il mondo dica sì a lui. Festa della Trinità: è annuncio che Dio non è in se stesso solitudine, ma comunione, legame, abbraccio che ci ha raggiunto. Messaggio liberante: non interessa un divino che non faccia fiorire l’umano.