XXIX Domenica Anno C

XXIX Domenica Anno C

 

Dal Vangelo secondo Luca

 

«Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (18,1-8).

 

Un Dio che fa giustizia


Come mai Dio non ascolta la nostra preghiera e non fa regnare finalmente la giustizia nel mondo? Eppure noi invochiamo proprio il suo regno. Nel momento in cui Luca descrive la salita di Gesù verso Gerusalemme e sottolinea la piena consapevolezza che egli ha di camminare verso la sua ingiusta condanna, l’evangelista ha l’audacia di citare le parole di Gesù nelle quali si proclama la pronta risposta del Signore alle nostre invocazioni di giustizia. Affermazione paradossale, difficile da capire! Se Dio è un padre amorevole perché le disgrazie? Se è giusto, perché l’ingiustizia trionfa nel mondo?

Come Gesù risponde a questi interrogativi esistenziali? Risponde non con ragionamenti ma con una parabola nella quale vengono messi in luce due aspetti: la perseveranza e la certezza dell’ascolto. Si noti l’insistenza: «Bisogna pregare sempre, senza stancarsi mai… gli eletti invocano Dio giorno e notte» (v. 1 e 7). La qualità fondamentale della vedova è la sua inarrestabile costanza che non conosce le oscurità del silenzio del giudice, l’amarezza della sua indifferenza e persino la durezza della sua larvata ostilità. La preghiera è un’avventura misteriosa che spesso ha la fisionomia dei una lotta (cf Gn 32; Rm 15,30). La costanza anche nell’aridità e la necessità di non spezzare questo legame di parole e d’amore tra Dio e la sua creatura sono qualità indispensabili all’esperienza della preghiera.

Ma il pregare sempre non va confuso con il recitare preghiere senza interruzione, Gesù stesso l'ha detto: quando pregate non moltiplicate parole. Vale più un istante nell'intimità che mille salmi nella lontananza diceva il monaco eremita egiziano del IV secolo, Evagrio il Pontico. Perché pregare è come voler bene. Infatti c'è sempre tempo per voler bene: se ami qualcuno, lo ami sempre. Così è con Dio: «il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace. Se tu desideri sempre, tu preghi sempre» (S. Agostino). Perché il desiderio è l’emergere della domanda profonda del tuo essere, è l’invocazione di quello che vorresti avere o diventare. Il desiderio è come la verità della donna incinta, anche se non pensa in continuazione alla creatura che vive in lei, diventa sempre più madre a ogni battito del cuore.

L’altra dimensione della parabola consiste nella certezza dell’ascolto. La fiducia nella paternità di Dio è la radice della preghiera e ne comanda lo stile e l’atmosfera. Se è legittimo un dubbio non è tanto da cercare sul versante “Dio” quanto piuttosto sul nostro: è questo è il senso della drammatica e inquietante domanda finale. Gesù vedendo la storia delle indifferenze umane, delle freddezze, della ricerca sfrenata delle cose materiali, ci lancia, sconsolato, questo amaro interrogativo: «Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora fede sulla terra?».

E ora nasce una domanda: a chi gridiamo? A quel Dio che noi ci siamo inventato, cioè il Dio miracoloso che con una bacchetta magica mette tutte le cose a posto, che è l’esecutore del nostro desiderio? Il Dio di Gesù Cristo non entra a pasticciare con il mondo. Il vero Dio segue la nostra storia e lascia a noi portare avanti la giustizia. Gesù ci avverte che la preghiera richiede un’attesa, non risponde a una logica di efficienza. Non ha le caratteristiche dell’aggressione, non è invocazione rabbiosa o pretenziosa: è un’insistenza carica di fiducia.

«Io vi dico che farà loro giustizia prontamente»: forse tutti ci siamo qualche volta stancati di pregare, perché nessuno tornava indietro a portare una risposta. E mi sono chiesto, e mi hanno chiesto, tante volte: ma Dio esaudisce le nostre preghiere, si o no? La risposta di un grande credente, il martire Bonhoeffer è questa: «Dio esaudisce sempre, ma non le nostre richieste bensì le sue promesse» (Bonhoeffer).

Sono certo che Dio desidera il mio bene, quello che forse nemmeno io conosco quando lo prego, offuscato dalle esigenze delle circostanze del momento. Nel suo silenzio però nasce la fiducia nella sua bontà di Padre, l’abbandono alla sua volontà.



 

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