XIV Domenica TO Anno B

XIV Domenica TO Anno B 2021

Dal vangelo secondo Marco

 

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando (6, 1-6).

Una potenza che si afferma nella debolezza


Domenica scorsa abbiamo ascoltato il racconto delle guarigioni ottenute dalla fede: figlia di Giairo e la donna con perdite di sangue; tutte e due avevano ricevuto la guarigione perché avevano creduto in Gesù. Oggi il racconto evangelico ci dice che Gesù «non vi poteva compiere nessun prodigio…. E si meravigliava della loro incredulità«.
Dopo un anno Gesù decide di tornare a Nazaret: perché? Nel frattempo era successo che i parenti preoccupati per la predicazione di Gesù erano andati a Cafarnao per portarlo a casa perché dicevano: è fuori di sé, provoca dissensi con l’autorità costituita; si è allontanato dalla tradizione. Ma Gesù risponde che egli ha una nuova famiglia.
Nazaret paese di montagna chiuso. Gesù ci va con i discepoli: la sua nuova famiglia non è una visita di cortesia alla mamma. È come dire ai suoi compaesani: seguitemi anche voi. I problemi sorgono il sabato a causa della sua predicazione; sono rimasti non stupiti ma schioccati, colpiti e quindi costretti ad interrogarsi. Ma lo stupore è un sentimento di partenza che può sfociare sia nella fede sia nell’incredulità.
E la reazione negativa avviene con una serie di domande: qual è l’origine di questa sapienza e potenza?
Da dove vengono a lui queste cose (forze)? la qualità di vita che propone è valida o no? vale la pena seguire questo messaggio o no?  Che sapienza è mai questa che le è stata data? ciò che annuncia è vero o falso, invece di dire, si è sempre fatto così; quanto propone non corrisponde ai nostri ragionamenti.

Ma chi è Costui?

Non è costui il carpentiere? Non possedeva terreni… non apparteneva alla tribù dei leviti; ciò che impedisce agli abitanti di Nazaret di credere è proprio la persona di Gesù, la sua concreta fisionomia, le sue umili origini, il suo modo umile di apparire fra noi.
La conoscenza dell’altro non può essere fossilizzata e ingessata: l’identità di una persona è in divenire, e conoscere significa essere aperto al novum, alla sorpresa. Nei confronti di Gesù la pur indiscutibile conoscenza delle sue origini conduce i suoi concittadini a non cogliere la sua identità profonda: essi lo omologano a loro stessi, lo riducono alla loro misura e alla loro statura. La conoscenza che gli abitanti di Nazaret hanno di Gesù diviene inciampo, trappola, “scandalo” che impedisce la fecondità dell’incontro: “Si scandalizzavano di lui”.

Medico ridotto all’impotenza. Quando la fede viene ridotta a strumento di soddisfazione del bisogno umano, essa può conoscere una deriva taumaturgica che la piega alla misura del destinatario, il quale non compie più il movimento salvifico di apertura al mistero di Dio in Cristo.
Profeta disprezzato. La verità del profeta ridotta al mio sapere. La sapienza che è Gesù il Signore non si identifica con una filosofia o cultura, ma è realtà transculturale che orienta l’umano.
Dov’è Dio onnipotente? Quando osserviamo lo spettacolo del mondo, non ci viene talvolta di pensare che veramente «Dio è morto»? Sì! Il Dio onnipotente che noi sogniamo, il Dio corrispondente ad una ideologia terrena è realmente morto. Gesù ci obbliga a liberarci da quell’immagine: la «potenza di Dio» che ci fa scoprire, è di altra natura da quella che immaginiamo istintivamente nel desiderio di sfuggire alle nostre contraddizioni umane. Essa si rivela precisamente nella debolezza di queste mediante l’attestazione di un amore vincitore dell’odio. Ma la possono riconoscere soltanto coloro che vedono al di là delle apparenze sensibili.



 

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