Quando San Michele in Bosco rischiò di essere trasformato in sala da pranzo

La mattina del 22 giugno del 1805 l’imperatore Napoleone, uscito di buonora a cavallo da palazzo Caprara (attuale sede della prefettura dove alloggiava durante il suo soggiorno bolognese), giunto a porta San Mamolo prosegue verso la collina, seguito a distanza da dignitari e scorta. Giunto all’altezza dell’attuale via Codivilla piega a sinistra e supera l’Aposa servendosi dell’antico ponte dell’acquedotto della fonte Remonda; dopo aver fatto un tratto in salita per un sentiero che allora correva un po’ più a valle dell’attuale strada piega secco a destra, affronta con decisione il pendio e sempre a cavallo giunge fino al piazzale della chiesa. Tutto questo fra l’ammirazione cortigiana del seguito. Napoleone ammira il panorama, dalla chiesa esce un superstite fraticello al quale elargisce una ricca elemosina. Non si occupa molto della chiesa, che per fortuna non era stata soppressa, e nemmeno del vasto convento che gli stava alle spalle, che nel frattempo era stato trasformato in carcere ospitando ben mille detenuti, sia uomini che donne. Infatti con l’avvento dei nuovi governi rivoluzionari si era registrato in città un aumento esponenziale delle galere, che pare non bastassero mai.

Comunque a San Michele andò bene ed ora spiegheremo il perché. Il 24 giugno del 1805 in compagnia dell’imperatrice, con una carrozza a sei cavalli, Napoleone si recò alla villa Marescalchi su per la via dell’Osservanza. Dopo una “ricca colazione”, a cavallo si inerpicò con il seguito sulla spianata ove era il convento di San Paolo in Monte. Quivi giunto Napoleone espresse grande ammirazione per il panorama che si godeva da quel punto. Poi osservò che ci sarebbe stata bene una villa. Il fedele Antonio Aldini, bolognese, al suo seguito, colse il desiderio del suo imperatore e quindi in tempi rapidi confiscò il convento, lo abbatté e procedette all’edificazione di una villa che avrebbe dovuto ospitare l’imperatore nei suoi futuri soggiorni bolognesi. Dalla distruzione si salvò solo un’antica rotonda romanica perché fu adattata a sala da pranzo della villa. Purtroppo però l’edificio non arrivò compimento poiché l’astro napoleonico tramontò prima. Oggi villa Aldini, dal nome del suo ispiratore, resta un costruzione che è comunque una delle migliori realizzazioni dell’architettura neoclassica a Bologna, opera di Gaspare Nadi.

Per fortuna quando salì a San Michele in Bosco Napoleone non espresse il desiderio di fare pure lì una villa! Ciò non accadde probabilmente poiché a differenza della rotonda romanica, la nostra chiesa, viste le dimensioni, non si sarebbe adattata a sala da pranzo della nuova dimora imperiale.

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