A San Michele in Bosco (un pò occultato) la grande Esposizione Emiliana del 1888

Il 6 Maggio 1888 il Re Umberto di Savoia inaugurava l’Esposizione Emiliana, l’avvenimento che faceva corona alle manifestazioni indette in occasione dell’ottocentesimo anniversario della fondazione dell’Università di Bologna.  San Michele in Bosco fu coinvolto in questa iniziativa poiché fra le sue mura ospitò una serie di mostre culturali e infine quello che fu definito il “Tempio del Risorgimento”.
Dai padiglioni posti negli allora nuovi Giardini Margherita, ove vi erano le realizzazioni e le innovazioni dell’industria, dell’artigianato e dell’agricoltura, partiva un trenino a vapore che attraverso le attuali vie Castiglione e Putti giungeva al Piazzale Bacchelli, da cui si saliva all’antico convento che era stato ribattezzato “Villa Reale”.
Vi era però un’altra novità avveniristica. Ai piedi della collina all’inizio della salita dell’attuale via Codivilla, circa all’altezza del grande cancello, iniziava una teleferica su rotaia a doppio binario che dopo una ripida salita di 150 metri portava al piazzale sul fianco della chiesa. L’impianto era mosso da una macchina a vapore che agiva sulla cremagliera.
All’interno dell’antico convento furono sistemate varie mostre di pittura e scultura, antiche e moderne, con “pezzi” di grande valore. Fu occultato tutto quanto poteva rimandare alla originaria destinazione conventuale del complesso, soprattutto le iscrizioni che rimandavano alla lunga sequela di Papi che nei secoli erano saliti a San Michele in Bosco.
Non potendosi occultare pure la chiesa si provvide a trasformare in torre il campanile, si demolì quindi la cuspide, si fece un terrazzo, gli si piantò un bel pennone su cui garriva un bel bandierone sabaudo (nel corso della trasformazione in ospedale, qualche lustro dopo, si provvide a rifare la cupola del campanile, opera insigne del grande Biagio Rossetti, architetto ducale estense). Fu ideata una nuova gigantesca entrata attraverso un doppio colonnato e un arco magniloquente adorno di simboli che inneggiavano all’Italia e ai suoi grandiosi destini futuri.
Questo accadde nel 1888, purtroppo nei sessantanni successivi, fino al 1945, il Paese fu trascinato in vicende terribili, e quindi, aldilà del dato di partenza positivo, l’Unità del Paese, gli esiti delle “magnifiche sorti progressive” non furono certo molto soddisfacenti. Comunque anche questa volta San Michele in Bosco aveva giocato il suo ruolo.