La visita di Pio IX , l'ultimo Papa Re

Il Convento di San Michele in Bosco, nella sua plurisecolare storia, è stato spesso il palcoscenico di fatti memorabili. La bellezza del luogo, la grandiosità del complesso attirarono una miriade di visitatori, fra i tanti (ma ci ritorneremo), l’Imperatore Carlo V e numerosissimi Pontefici e Capi di Stato. Fino a che il “mondo nuovo” irruppe; disse per portare “nuova civiltà”, lasciando però desolazione, distruzione e rapina.

Il 13 giugno 1857 Pio IX varcò la soglia del Convento, che nel frattempo era stato trasformato in Villa Legatizia, e qui si trattenne durante una visita durata più di due mesi. Il Pontefice da qui fece varie tappe a Bologna e una puntata all’”estero”, recandosi a Modena dal Duca Francesco V.

Fu allestita pure una vera e propria Sala del Trono. L’attuale sistemazione di via Codivilla, (il ponte sull’Aposa erroneamente definito napoleonico), via Putti, fu completata per l’arrivo del Papa.

A Bologna visitò vari stabilimenti della nascente industria pubblica (manifattura tabacchi) e privata. Pose la prima pietra del costruendo ponte sul Reno dove sarebbe transitata la ferrovia che veniva da Milano. Fece pure colloqui politici con quei sovrani che, come lui, stavano arrivando al capolinea, il Granduca di Toscana Leopoldo, e il piccolo Roberto di Borbone, Duca di Parma.

Ma vi fu un colloquio anche con Marco Minghetti che invano tentò di convincere il Pontefice dell’assoluta necessità di modificare aspetti e procedure di Governo Pontificio totalmente inadeguate ai tempi che avanzavano impetuosamente. Per la verità la chiusura di Pio IX nasceva da concetti, delusioni ed errori non tutti attribuibili a lui.

L'accoglienza del popolo fu buona ma la borghesia, che era una netta minoranza ma classe dirigente, rimase fredda e ostile. Si preparava al secondo banchetto: il primo era stato sessant'anni prima all'arrivo delle armate rivoluzionarie, il secondo sarebbe giunto pochi anni dopo, con l'incameramento di enormi risorse aspropriate alla Chiesa.

un ringraziamento all'autore: Angelo Rambaldi

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