La visita di Giulio II

La visita di Giulio II a San Michele in Bosco

Il grande Papa dei geni del Rinascimento, ma anche il Papa guerriero

Il 28 novembre 1506 il Pontefice Giulio II a cavallo di un bellissimo destriero salì al colle di San Michele in Bosco. Prima di essere accolto trionfalmente dai monaci olivetani osservò con interesse i bastioni fortificati che Giovanni II Bentivoglio aveva eretto, trasformando il piazzale della Chiesa in un vero e proprio fortilizio. Era l’epilogo di una riconquista dei territori della Stato Pontifìcio, da parte della Chiesa, fortissimamente voluta da Papa Giulio che vi era riuscito attraverso un complesso gioco di alleanze. “Giove terrestre che tuona e lancia fulmini contro Bologna”, così l’aveva chiamato Erasmo da Rotterdam. Alcuni spari di cannone, nella notte del 27 novembre, avevano dato il via libera a Giovanni II Bentivoglio, che da quasi mezzo secolo era signore di fatto se non di diritto della città; era l’artiglieria di Luigi XII Re dei francesi, alleato del Papa, che così gli aveva consentito la fuga e la vita. Le fortificazioni per la verità erano state fatte dai Bentivoglio sin dal 1501, quando era incombente un assalto alla città da parte di Cesare Borgia, assalto che non avvenne perché la congiura di alcuni suoi capitani distolse il Valentino dall’attacco a Bologna. Risolto il problema con il famoso “bellissimo inganno”, che tanto piacque al Machiavelli, ove i congiurati furono eliminati a Senigallia, di lì a poco la morte del Papa Borgia mise fuori di scena il Valentino e Bologna rimase allora ai Bentivoglio. Giulio II giunse poi altre due volte a San Michele in Bosco: una nel 1510 e poi nel 1511. Quest’ultima era dovuta alla guerra mossa dal Pontefice contro Alfonso d’Este, duca di Ferrara, reo di non aver seguito il Papa nelle sue alleanze che miravano a limitare l’influenza delle potenze straniere sull’Italia (anche se il Pontefice questa volta si era alleato con gli spagnoli, e non solo); va poi aggiunto che Ferrara formalmente era un feudo ecclesiastico, per cui il duca era teoricamente il suo vassallo. Questa volta però i Bentivoglio riuscirono a rientrare e tennero Bologna per un anno. In quel periodo avvenne la distruzione della statua di bronzo di Giulio II fatta da Michelangelo che era nella facciata di San Petronio. Con il bronzo della statua l’estense fece un cannone che chiamò “la giulietta”, cosa che per la verità Alfonso negò sempre ma che Giulio II ritenne una somma ingiuria. Giulio II riempì i frati di benefici e privilegi tant’è che la lapide, che celebra la sua venuta, è fra le più grandi presenti nell’antico convento. Ve n’è un’altra più piccola al piano terra.