Il primo Re d’Italia a San Michele in Bosco

Vittorio Emanuele II Re d’Italia giunse verso la sera del 1° Maggio 1860 all’antico cenobio olivetano che era stato ribattezzato laicamente “Villa Reale”. Il Re era arrivato dalla Toscana entrando da Porta S. Stefano facendo subito un primo miracolo in concorrenza con la prima venuta in città, qualche secolo prima, della Madonna di S. Luca. Le cronache stupefatte ci narrano che la pioggia che fino a quel momento era caduta incessantemente all'arrivo del Re “...come portento si ristette!!”
Il Re aveva al suo fianco Luigi Carlo Farini, già patriota romagnolo che era stato nominato “Dittatore dell’Emilia”. Di passaggio segnaliamo una recente scoperta storica che riguarda Farini. Da documenti inoppugnabili si è scoperto che l’ultimo Duca di Modena Francesco V Austria Este non era fuggito dopo aver portato con sé preziosi arredi e suppellettili, come aveva accusato il Farini, ma in realtà era stato lo stesso “Dittatore” Farini, insieme alla moglie, a ripulire il Palazzo Ducale di tutto quanto era asportabile, vestiti compresi.
Il Re fra un tripudio di folla osannante dopo aver assistito a un Te Deum in S. Petronio, uscendo da porta S.Mamolo salì a San Michele in Bosco percorrendo il nuovo ampio viale (l’attuale via Codivilla) che era stato tracciato un lustro prima in previsione della lunga sosta che, sempre a San Michele in Bosco, aveva fatto il Papa Pio IX in occasione della sua ultima visita a Bologna come Papa Re. Si parla, ma la critica storica è dubbiosa, di un incontro a San Michele in Bosco fra Vittorio Emanuele II e il Conte di Cavour, che era al seguito del Re, dove sarebbero emersi contrasti, da parte del monarca, sull’incombente spedizione di Garibaldi verso il Regno Borbonico. Il 4 Maggio il Re partì da Bologna lasciando, ci dicono le cronache, “un immenso desiderio di sé”.
Passano due anni ed ecco l’11 Novembre 1862 di nuovo Vittorio Emanuele II è a Bologna e a San Michele in Bosco. Il 12 Novembre, dopo una grande parata militare, alla sera, grande cena con tutta la “Bologna che conta” di allora, fra le mura dell’antico convento di San Michele in Bosco, dove vari drappi occultavano le scritte che ricordavano le visite di passati Re Imperatori e soprattutto dei tanti Papi. Dopo la cena il Re riparte per Torino.
È curioso notare, leggendo le varie cronache del tempo, una straripante carica apologetica e adulatoria di tali dimensioni, verso il primo Re “costituzionale” e “democratico”, da fare impallidire la cortigianeria dei cronisti dei secoli passati verso i vari Duchi, Baroni, Re, Imperatori e Papi che assai numerosi erano saliti al nostro colle.


 

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